Il sistema concessorio italiano del gioco pubblico non rappresenta soltanto un modello di regolazione del mercato, ma anche un’infrastruttura tecnologica e informativa che consente allo Stato di conoscere, monitorare e governare un settore complesso. È questo il messaggio al centro dell’intervento di Claudio Teodoro Costa (in foto), Responsabile della Divisione Soluzioni e Servizi dell’Economia Digitale di Sogei, intervenuto nel corso dell’iniziativa promossa dall’On. Mauro D’Attis (FI) dal titolo “Legalità in Gioco”, che si è tenuta oggi a Roma.
Costa ha ricordato come il modello di regolamentazione introdotto in Italia alla fine degli anni Novanta abbia permesso di costruire nel tempo un patrimonio informativo senza precedenti, alimentato da una complessa architettura tecnologica che collega in modo continuo i sistemi dei concessionari autorizzati con quelli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sviluppati e gestiti da Sogei.
“Parliamo di un sistema che opera 24 ore su 24, sette giorni su sette, e che gestisce circa 27 miliardi di transazioni ogni anno”, ha spiegato. Un flusso continuo di dati che alimenta le banche dati dell’Agenzia, nelle quali confluiscono le informazioni relative ai concessionari, agli operatori della filiera, agli esercizi autorizzati e all’intera attività di gioco.
Secondo Costa, è proprio questo patrimonio informativo a rappresentare il principale elemento distintivo rispetto al mercato illegale. La disponibilità dei dati consente infatti allo Stato di esercitare un controllo costante sull’intero comparto, monitorando l’operato degli oltre 50 mila soggetti censiti nei sistemi – tra concessionari, produttori, gestori ed esercenti – e, nei limiti previsti dalla normativa, anche i comportamenti dei giocatori.
Sul fronte del gioco online, Costa ha ricordato che i sistemi registrano circa 17 milioni di conti di gioco, anche se quelli effettivamente movimentati sono circa la metà e riconducibili a poco più di 4,5 milioni di giocatori attivi.
Il patrimonio informativo permette inoltre di osservare con estrema precisione l’andamento del mercato, dalla raccolta alla spesa effettiva dei giocatori fino alle vincite, con dati disponibili non solo a livello nazionale ma anche regionale, provinciale e comunale. Una granularità che consente anche agli enti territoriali di analizzare il fenomeno del gioco nel proprio territorio e di disporre di strumenti conoscitivi utili per le proprie valutazioni.
Nel suo intervento Costa ha poi richiamato l’indagine conoscitiva sul settore dei giochi e delle scommesse svolta dalla Commissione Finanze e Tesoro del Senato nel 2002, quando il percorso di regolamentazione era ancora agli inizi. In quella relazione, ha ricordato, si stimava la presenza sul territorio di circa 800 mila videopoker completamente sconosciuti allo Stato, si evidenziava la forte infiltrazione della criminalità organizzata e si quantificava in circa 100 mila miliardi di lire il volume del gioco illegale.
“Tradotti ai valori attuali, quei 100 mila miliardi di lire corrispondono a poco più di 50 miliardi di euro”, ha osservato Costa, sottolineando come si tratti di una dimensione molto vicina all’attuale raccolta del gioco fisico, che lo scorso anno ha raggiunto circa 60-65 miliardi di euro su una raccolta complessiva di 165 miliardi.
Da questa ricostruzione emerge, secondo il responsabile di Sogei, un dato fondamentale: lo Stato non ha creato il gioco, ma ha regolamentato un fenomeno già esistente. “Il gioco è un fenomeno universale”, ha ricordato Costa, spiegando che il legislatore ha reso conoscibile ciò che prima era sconosciuto, controllabile ciò che prima sfuggiva a qualsiasi vigilanza, facendo emergere un comparto che oggi riveste un ruolo rilevante sia sotto il profilo economico sia sotto quello occupazionale.
Per Costa, quindi, la vera differenza tra mercato legale e mercato illegale non risiede soltanto nelle autorizzazioni, ma nella capacità dello Stato di disporre di informazioni complete, aggiornate e verificabili, indispensabili per garantire trasparenza, controlli efficaci e tutela dell’intero sistema.
L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui lo Stato presidia il settore del gioco pubblico. Se in passato l’attività di controllo era prevalentemente orientata a individuare e reprimere le violazioni, oggi l’obiettivo è anticiparle, individuando tempestivamente comportamenti anomali e situazioni di rischio, ha poi evidenziato Claudio Teodoro Costa.
Secondo Costa, grazie alla collaborazione tra Sogei e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e all’utilizzo di strumenti avanzati di analisi dei dati, il contrasto al gioco illegale sta entrando in una nuova fase.
“Oggi lo Stato non si limita più a inseguire l’illegalità, ma punta a prevenirla”, ha spiegato.
Costa ha ricordato come Sogei, società fondata nel 1976, abbia attraversato tutte le grandi trasformazioni tecnologiche dell’informatica pubblica, dalle schede perforate ai personal computer, dalla diffusione di Internet fino alle attuali tecnologie di cloud computing e intelligenza artificiale.
La sfida, ha osservato, consiste oggi nella capacità della pubblica amministrazione di tenere il passo con un’evoluzione tecnologica che procede con una rapidità mai sperimentata in passato.
Per questo motivo, già dallo scorso anno Sogei ha istituito un laboratorio dedicato all’intelligenza artificiale, affiancato da un centro di competenza e da uno spazio di sperimentazione nel quale amministrazioni pubbliche e specialisti collaborano allo sviluppo di nuove soluzioni per automatizzare i processi più strategici.
“Non siamo più nella fase della sperimentazione”, ha sottolineato Costa. “Abbiamo già soluzioni operative o prossime all’entrata in esercizio.”
Tra gli esempi illustrati figura l’impiego dell’intelligenza artificiale per l’analisi di enormi quantità di documentazione, dalla normativa alla giurisprudenza tributaria, con l’obiettivo di realizzare assistenti virtuali a supporto dei funzionari pubblici, degli operatori economici e dei contribuenti.
Un’altra applicazione riguarda il riconoscimento delle immagini. Costa ha ricordato il sistema oggi utilizzato nei punti di sdoganamento italiani, in grado di analizzare fotografie di prodotti di lusso, come borse e portafogli, e fornire ai funzionari una probabilità di contraffazione dell’oggetto esaminato, contribuendo così a rafforzare i controlli doganali.
Lo stesso approccio viene progressivamente esteso anche al settore del gioco pubblico.
Costa ha spiegato che i modelli di intelligenza artificiale vengono integrati con le piattaforme sviluppate nel tempo da Sogei per consentire analisi che i tradizionali strumenti statistici non sarebbero in grado di effettuare.
Tra le principali applicazioni rientra l’analisi dei comportamenti dei giocatori per individuare possibili fenomeni di riciclaggio o trasferimento illecito di denaro attraverso il circuito del gioco legale. L’intelligenza artificiale consente inoltre di monitorare l’operatività degli esercenti, individuando comportamenti anomali che potrebbero celare attività di intermediazione irregolare dei conti di gioco.
Un ulteriore ambito di applicazione riguarda il monitoraggio delle scommesse sportive. Attraverso l’analisi di grandi quantità di dati e delle variazioni delle quote, i sistemi sono in grado di individuare schemi sospetti che potrebbero essere riconducibili a tentativi di manipolazione degli eventi sportivi, contribuendo così al contrasto del match fixing.
Per Costa, l’intelligenza artificiale rappresenta ormai uno strumento concreto di supporto all’attività amministrativa, capace di migliorare la qualità delle analisi e di indirizzare in modo più efficace le attività ispettive.
“La sfida principale è continuare ad aggiornare competenze e strumenti per consentire ai dirigenti e ai funzionari della pubblica amministrazione di effettuare controlli sempre più mirati, prevenire comportamenti illeciti e ottimizzare l’impiego delle risorse dello Stato”, ha concluso.







