Il riordino della rete fisica del gioco pubblico rappresenta una delle sfide più importanti ancora aperte nel percorso di riforma del settore. A pochi mesi dalla scadenza della delega fiscale, fissata al 29 agosto 2026, Stefano De Vita, Direttore Generale della Fondazione FAIR, invita a non perdere quella che definisce un’opportunità decisiva per costruire un sistema più equilibrato, capace di coniugare tutela della salute, prevenzione, legalità e sostenibilità della rete autorizzata.
Nella sua riflessione, De Vita osserva che, dopo il riordino del gioco a distanza, lasciare incompleta la riforma significherebbe creare una profonda asimmetria normativa: da una parte un comparto online disciplinato da regole rinnovate, dall’altra una rete fisica ancora soggetta a una stratificazione di norme nazionali, leggi regionali, regolamenti comunali, distanziometri, limitazioni orarie e regimi concessori transitori. Proprio per questo, sottolinea, il territorio rappresenta il luogo in cui la regolazione del gioco incontra concretamente la vita delle persone e delle comunità, ed è lì che si misura la capacità delle istituzioni di trovare un equilibrio tra offerta legale, tutela dei cittadini e prevenzione dei rischi.
Secondo il Direttore Generale di FAIR, il tema non dovrebbe essere affrontato esclusivamente in termini di numero dei punti vendita o di distanza dai luoghi sensibili. La domanda da porsi è un’altra: quale rete fisica del gioco pubblico si vuole costruire per il futuro? Una rete che, nella visione della Fondazione, dovrebbe essere caratterizzata da standard elevati di sicurezza, responsabilità e professionalità, con una formazione degli esercenti che diventi parte integrante delle politiche di prevenzione. L’obiettivo è favorire un vero cambio di paradigma: passare dalla semplice regolazione dell’offerta alla costruzione di un sistema nel quale l’offerta legale sia realmente più sicura, controllabile e responsabile rispetto a qualsiasi alternativa illegale.
De Vita evidenzia inoltre come la tradizionale distinzione tra gioco fisico e gioco online sia sempre meno sufficiente a descrivere i comportamenti dei giocatori, che oggi si muovono con facilità tra diversi canali. Per questo, pur riconoscendo le differenze tecnologiche tra i due comparti, ritiene necessario sviluppare principi comuni di tutela, basati sull’identificazione precoce del rischio, su strumenti di autolimitazione, comunicazioni efficaci, formazione degli operatori, tracciabilità e collegamento con i servizi di assistenza.
Un altro aspetto ritenuto centrale riguarda il ricorso ai dati. Per FAIR, il dibattito sul gioco pubblico rischia troppo spesso di essere condizionato da contrapposizioni ideologiche, mentre sarebbe necessario rafforzare la ricerca indipendente, rendere i dati maggiormente accessibili e introdurre meccanismi di monitoraggio capaci di misurare nel tempo l’efficacia delle politiche adottate. Non solo i volumi economici del settore, ma anche l’evoluzione dei comportamenti, i profili di vulnerabilità, gli spostamenti tra canali e l’impatto concreto delle misure di prevenzione dovrebbero diventare oggetto di valutazioni periodiche.
Nella riflessione trovano spazio anche i rischi legati a un eventuale mancato completamento della riforma entro la scadenza della delega. Secondo De Vita, ciò significherebbe consolidare la frammentazione normativa tra territori, mantenere un sistema regolatorio a due velocità tra rete fisica e online, indebolire il contrasto all’illegalità e rinviare ancora la costruzione di un modello moderno di prevenzione. A questi si aggiunge un ulteriore rischio di natura istituzionale: la chiusura della finestra legislativa attuale potrebbe rendere molto più complesso riaprire il percorso di riforma nella prossima legislatura.
Per questo FAIR auspica che il confronto tra Governo, Regioni, enti locali, autorità competenti, mondo della ricerca e operatori prosegua fino all’ultimo giorno utile, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione condivisa. La riforma, conclude De Vita, non dovrebbe produrre vincitori e vinti, ma migliorare complessivamente il sistema, rafforzando la tutela dei giocatori, offrendo regole più chiare ai territori, aumentando la capacità dello Stato di contrastare l’illegalità e garantendo agli operatori responsabili un quadro regolatorio stabile e sostenibile nel lungo periodo.







