Nuovi dettagli emergono sull’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Mario Adinolfi con le accuse di truffa aggravata ed evasione fiscale. Al centro delle indagini della Guardia di Finanza non c’è soltanto il presunto sistema della cosiddetta “Scommessa Collettiva”, ma anche la destinazione di una parte consistente delle somme raccolte, che secondo gli investigatori sarebbe finita nelle sale da gioco.
L’inchiesta ricostruisce un articolato flusso di denaro transitato tra il 2020 e il febbraio 2025 sui conti correnti riconducibili ad Adinolfi e ai soggetti coinvolti. Secondo gli accertamenti, le movimentazioni complessive avrebbero raggiunto circa 4,8 milioni di euro.
Tra gli elementi ritenuti più significativi dagli investigatori figura la ricostruzione delle giocate effettuate nei casinò. Attraverso l’analisi di bonifici, estratti conto e operazioni bancarie sarebbe stato accertato che circa 600mila euro sono stati utilizzati per il gioco in diverse case da gioco, tra Italia e Slovacchia. Le verifiche avrebbero individuato versamenti e operazioni riconducibili a numerose sessioni di gioco nell’arco di cinque anni.
Gli investigatori contestano inoltre la mancanza di una netta separazione tra il patrimonio personale di Adinolfi e le somme versate dagli aderenti alla “Scommessa Collettiva”. La difesa dell’ex parlamentare avrebbe sostenuto che il denaro utilizzato nei casinò provenisse dai propri fondi, ma gli approfondimenti della Guardia di Finanza avrebbero evidenziato l’assenza di elementi contabili in grado di distinguere con certezza le diverse disponibilità economiche.
L’inchiesta descrive un sistema di movimentazioni continue composto da bonifici, prelievi, trasferimenti verso conti privati, rimborsi ad alcuni partecipanti, spese personali, viaggi e pagamenti effettuati attraverso diversi circuiti bancari. Secondo l’accusa, le somme raccolte nell’ambito della “Scommessa Collettiva” sarebbero confluite in un unico flusso finanziario dal quale venivano effettuate le varie uscite.
L’ipotesi investigativa riguarda il progetto con cui Adinolfi proponeva a privati di affidargli denaro da destinare a scommesse sportive professionali, prospettando rendimenti elevati. Per gli inquirenti il sistema avrebbe raccolto milioni di euro da numerosi aderenti, mentre diversi partecipanti avrebbero successivamente denunciato difficoltà nel recuperare le somme investite.
Adinolfi respinge integralmente le accuse. Attraverso i propri difensori sostiene di aver sempre operato correttamente, afferma che il denaro impiegato per il gioco proveniva dal proprio patrimonio personale e annuncia di voler dimostrare la propria estraneità ai fatti nel corso del procedimento giudiziario.






