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Pubblicità del gioco online, arriva la sentenza della Corte UE: riflettori sul caso Google-YouTube

È attesa per i porssimi giorni la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa destinata a chiarire uno dei temi più delicati in materia di pubblicità del gioco online in Italia: la responsabilità delle piattaforme digitali per i contenuti caricati dagli utenti. La controversia nasce dal rinvio pregiudiziale disposto dal Consiglio di Stato nell’ambito del contenzioso tra AGCOM e Google Ireland, dopo che l’Autorità italiana aveva sanzionato la società per alcuni video pubblicati su YouTube ritenuti in violazione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo previsto dall’articolo 9 del Decreto Dignità.

La vicenda

Il 19 luglio 2022 AGCOM aveva inflitto a Google Ireland una sanzione amministrativa di 750.000 euro, ordinando anche la rimozione di alcuni video ospitati su YouTube che promuovevano il gioco online. I contenuti erano stati pubblicati da un content creator che partecipava al programma di partnership della piattaforma, attraverso il quale Google condivide parte dei ricavi pubblicitari con gli autori dei video. Secondo AGCOM, la presenza di tale rapporto economico rendeva Google corresponsabile della diffusione dei messaggi promozionali vietati dalla normativa italiana. Google ha invece contestato la sanzione sostenendo di beneficiare del regime di responsabilità limitata previsto dalla direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, che tutela i prestatori di servizi di hosting rispetto ai contenuti caricati dagli utenti. Di fronte al contrasto interpretativo, il Consiglio di Stato ha deciso di chiedere alla Corte di giustizia di chiarire il rapporto tra la disciplina europea del commercio elettronico e il divieto nazionale di pubblicità del gioco.

Le conclusioni dell’Avvocato generale

Un primo orientamento è già stato espresso dall’Avvocato generale Maciej Szpunar, che il 27 novembre 2025 ha depositato le proprie conclusioni proponendo una soluzione favorevole alla posizione di Google. Secondo Szpunar, il fatto che YouTube abbia stipulato un contratto di partnership con il creatore dei contenuti e condivida con lui i ricavi pubblicitari non è sufficiente, da solo, a far perdere alla piattaforma il beneficio dell’esenzione di responsabilità prevista per i servizi di hosting. Perché ciò avvenga, spiega l’Avvocato generale, occorre dimostrare che il prestatore abbia svolto un ruolo attivo nella creazione, selezione o promozione dello specifico contenuto illecito. In assenza di questo coinvolgimento diretto, la piattaforma continua a beneficiare del cosiddetto “safe harbour” previsto dalla direttiva.

Le conclusioni affrontano anche un secondo aspetto centrale della controversia.

AGCOM sostiene infatti che la direttiva sul commercio elettronico non possa applicarsi alla pubblicità del gioco d’azzardo, richiamando l’articolo 1, paragrafo 5, lettera d), che esclude determinate attività connesse al gioco dal suo ambito di applicazione. Su questo punto, però, Szpunar propone una lettura diversa. Secondo l’Avvocato generale, tale esclusione riguarda la disciplina sostanziale del settore del gioco, ma non elimina automaticamente il regime europeo di limitazione della responsabilità dei prestatori di servizi intermediari. In altre parole, anche quando il contenuto riguarda il gioco d’azzardo, una piattaforma di hosting può continuare a beneficiare dell’esenzione di responsabilità prevista dall’articolo 14 della direttiva, salvo che abbia assunto un ruolo attivo nella diffusione del contenuto.

Una decisione destinata ad avere effetti oltre il caso italiano

Le conclusioni dell’Avvocato generale non vincolano la Corte, anche se statisticamente vengono seguite in una parte significativa dei casi. La sentenza sarà quindi particolarmente importante non solo per il procedimento pendente davanti al Consiglio di Stato, ma anche per definire il perimetro della responsabilità delle piattaforme digitali rispetto ai contenuti pubblicitari pubblicati dagli utenti. Per il settore del gioco, il pronunciamento potrebbe rappresentare un punto di riferimento nell’applicazione del Decreto Dignità alle grandi piattaforme online, chiarendo se la semplice esistenza di rapporti commerciali con i content creator sia sufficiente a far ricadere sulle piattaforme la responsabilità per i contenuti promozionali oppure se continui a trovare applicazione il regime di esenzione previsto dal diritto dell’Unione europea

Redazione Jamma
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