In Piemonte aumenta il ricorso al gioco d’azzardo tra gli adolescenti, nonostante la Regione continui ad applicare una delle normative più rigorose d’Italia per limitare la diffusione del gioco fisico. È uno dei dati che emerge dalla Relazione Annuale Piemonte Economico Sociale 2026 dell’IRES Piemonte, presentata alle OGR di Torino, che dedica un approfondimento ai comportamenti a rischio delle nuove generazioni e mette in evidenza come il fenomeno stia cambiando rapidamente, spostandosi sempre più verso il digitale.
Secondo il rapporto, nel 2024 il 51% degli studenti piemontesi ha dichiarato di aver giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Il dato è inferiore alla media nazionale, pari al 57%, ma mostra una crescita costante negli ultimi anni. Nel 2017 la quota era infatti pari al 27,5%: l’incremento registrato in Piemonte supera quindi il 37%, mentre a livello nazionale arriva al 56%.
L’aspetto più significativo riguarda il gioco online. Dal 2021 a oggi la pratica è aumentata del 61%, passando dal 6,7% al 10,8% degli studenti coinvolti. Un’evoluzione che, secondo il rapporto, merita particolare attenzione perché evidenzia come i giovani si stiano orientando sempre più verso forme di gioco accessibili attraverso smartphone e piattaforme digitali, difficilmente intercettabili dalle tradizionali misure di regolazione dell’offerta sul territorio.
Permane inoltre una marcata differenza tra maschi e femmine. I ragazzi continuano a giocare con maggiore frequenza rispetto alle coetanee, ma il fenomeno è in costante crescita anche tra le studentesse, segnale di una progressiva diffusione del comportamento all’intera popolazione giovanile.
La Relazione invita però a non fermarsi al semplice dato della partecipazione al gioco. Ancora più importante è infatti analizzare il profilo dei giocatori. In Piemonte il 5,9% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni presenta un comportamento classificato come “a rischio”, mentre il 3% mostra già caratteristiche riconducibili a un profilo problematico. Sebbene le percentuali risultino inferiori rispetto alla media nazionale (11% e 8%), confermano comunque la presenza di una fascia di giovani particolarmente vulnerabile.
Accanto al gioco tradizionale e online, il documento dedica ampio spazio anche al fenomeno delle loot box, le cosiddette “scatole premio” presenti nei videogiochi. Pur non rientrando nella disciplina del gioco d’azzardo, vengono monitorate dal Consiglio Nazionale delle Ricerche perché numerosi studi scientifici hanno evidenziato come riproducano meccanismi molto simili a quelli dell’azzardo: acquisto ripetitivo, ricompensa casuale e forte componente emotiva legata all’attesa del premio.
I dati riportati dall’IRES mostrano come i ragazzi già esposti a comportamenti problematici siano anche quelli maggiormente coinvolti nell’utilizzo delle loot box. Il 49% dei gamer a rischio dichiara di giocare più a lungo del previsto pur di ottenerne una, contro il 36% dei coetanei senza particolari criticità. Il 35% sente il bisogno di aprirne immediatamente un’altra dopo la prima (contro il 19%), mentre il 30% continua ad acquistarle spinto dall’emozione dell’apertura, quasi il doppio rispetto ai giocatori non a rischio. Un ulteriore 24% arriva addirittura a rimandare impegni scolastici o altre attività pur di procurarsi nuove loot box, mentre il 22% continua a comprarle anche dopo aver ottenuto ricompense deludenti.
Secondo il rapporto, questi comportamenti rappresentano un possibile punto di contatto tra il videogioco e il gioco d’azzardo patologico, soprattutto durante l’adolescenza, quando i meccanismi di ricompensa possono contribuire a consolidare comportamenti impulsivi.
Il quadro delineato assume particolare interesse se confrontato con la disciplina vigente in Piemonte. La Regione è infatti tra quelle che hanno introdotto le limitazioni più incisive all’offerta di gioco fisico.
Con la legge regionale approvata nel 2021 è stato confermato il sistema del distanziometro, vietando l’apertura di nuove sale giochi, sale scommesse e spazi dedicati al gioco, oltre all’installazione di nuovi apparecchi, entro 300 metri dai luoghi sensibili nei Comuni fino a 5.000 abitanti e 400 metri nei centri con popolazione superiore.
L’elenco dei luoghi sensibili è particolarmente ampio. Oltre agli istituti scolastici e alle università, comprende ospedali, strutture sanitarie e socio-sanitarie, banche, sportelli ATM, servizi di money transfer, attività di compro oro e altre strutture considerate esposte ai rischi del gioco patologico.
La legge ha introdotto anche norme specifiche sulla gestione delle attività esistenti. Gli esercizi che avevano rimosso gli apparecchi dopo l’entrata in vigore della legge regionale del 2016 possono richiederne la reinstallazione, anche in caso di cambio di titolarità, senza che ciò venga considerato una nuova installazione, purché non venga superato il numero massimo di apparecchi presente nel maggio 2016. Al contrario, sono equiparati a nuove aperture il trasferimento dell’attività in un altro locale e l’installazione di apparecchi aggiuntivi, che devono quindi rispettare integralmente le distanze previste.
Ulteriore elemento caratterizzante della normativa piemontese è il divieto di oscurare le vetrine dei locali che ospitano apparecchi da gioco. Pellicole, tende, manifesti o altri sistemi che limitino la visibilità dall’esterno non sono consentiti, con l’obiettivo di rendere maggiormente riconoscibili le attività e ridurne l’attrattività.
I dati contenuti nella Relazione IRES riaprono così il dibattito sull’efficacia delle politiche di contrasto al gioco patologico. Se da un lato il Piemonte continua a mantenere un sistema di limitazioni territoriali tra i più rigorosi del Paese, dall’altro l’aumento del gioco online tra gli adolescenti e l’emergere di fenomeni come le loot box evidenziano come una parte crescente dei comportamenti a rischio si sviluppi ormai in contesti digitali, difficilmente raggiungibili attraverso strumenti pensati principalmente per regolamentare il gioco fisico. È una trasformazione che suggerisce la necessità di affiancare alle restrizioni dell’offerta interventi sempre più mirati di prevenzione, educazione digitale e tutela dei minori.







