Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma che ipotizza i reati di truffa ed evasione fiscale. La misura è stata eseguita dalla Guardia di Finanza nella mattinata dell’8 luglio. Secondo l’accusa, il presunto sistema avrebbe provocato un danno economico di circa cinque milioni di euro, ai quali si aggiungerebbero circa 400 mila euro di imposte evase.
Al centro dell’indagine c’è la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un meccanismo attraverso il quale sarebbero stati raccolti capitali da investitori privati con la promessa di ottenere rendimenti elevati grazie alle scommesse sportive. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, ai partecipanti sarebbero stati prospettati guadagni significativi e la restituzione del capitale investito, promesse che, per numerosi aderenti, non si sarebbero concretizzate.
La vicenda non nasce oggi. Già nel 2025 la trasmissione televisiva Le Iene aveva dedicato diversi servizi investigativi al progetto promosso da Adinolfi, raccogliendo le testimonianze di persone che sostenevano di aver affidato somme anche molto consistenti senza riuscire successivamente a recuperarle integralmente. In alcune presentazioni del progetto si parlava di rendimenti fino al 40% annuo e di capitale garantito, elementi che avevano attirato l’attenzione della trasmissione e, successivamente, degli investigatori.
L’inchiesta della Procura rappresenta ora il passaggio dalla fase delle denunce pubbliche e giornalistiche a quella giudiziaria. Secondo quanto ricostruito dagli organi di informazione, gli accertamenti della Guardia di Finanza si sono concentrati sia sui flussi finanziari sia sugli aspetti fiscali dell’attività, portando alla contestazione di una presunta evasione fiscale pari a circa 400 mila euro.
Dal punto di vista del settore del gioco legale, il caso non riguarda operatori concessionari né attività autorizzate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La “scommessa collettiva” oggetto dell’indagine sarebbe infatti un’iniziativa privata di raccolta di denaro finalizzata a effettuare puntate sportive per conto di un gruppo di partecipanti, con successiva redistribuzione degli eventuali profitti. Si tratta di un modello che si colloca al di fuori del circuito regolamentato del gioco pubblico italiano e che, proprio per questo, può presentare rilevanti criticità sotto il profilo della tutela degli investitori, della trasparenza nella gestione dei fondi e degli adempimenti fiscali.
La normativa italiana disciplina infatti l’offerta di scommesse attraverso un sistema concessorio gestito da ADM, imponendo stringenti obblighi di autorizzazione, tracciabilità dei flussi finanziari, controlli antiriciclaggio e tutela del consumatore. Strutture private che raccolgono denaro promettendo rendimenti derivanti dalle scommesse possono invece sollevare profili giuridici differenti, che spaziano dal diritto civile fino agli eventuali reati di natura patrimoniale e tributaria, come emerge dalle contestazioni formulate in questa indagine.
Va ricordato che le accuse mosse dalla Procura costituiscono al momento ipotesi investigative che dovranno essere vagliate nel corso del procedimento. Adinolfi potrà far valere le proprie difese nelle sedi competenti e, come previsto dall’ordinamento, deve considerarsi presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.







