“Il settore del gioco legale non chiede privilegi, ma il diritto di poter operare come qualsiasi altra impresa”. È questo il messaggio lanciato dal presidente di AGSI, Pasquale Chiacchio, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato, impegnata nell’esame congiunto dei disegni di legge n. 763 e n. 1595, recanti disposizioni in materia di conti correnti.
Insieme al vicepresidente dell’associazione, Chiacchio ha illustrato ai senatori le difficoltà che le imprese della filiera del gioco pubblico continuano a incontrare nei rapporti con il sistema bancario, chiedendo l’approvazione definitiva del disegno di legge n. 1595, già approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati.
“Rappresentiamo operatori del gioco legale da oltre cinquant’anni. La nostra cultura è quella del rispetto delle regole e del confronto con le istituzioni. Proprio per questo chiediamo l’approvazione del provvedimento, che riteniamo fondamentale per risolvere un problema che riguarda l’intera filiera”, ha esordito il presidente di AGSI, associazione grstori scommesse.
Entrando nel merito della questione, Chiacchio ha denunciato quella che definisce una vera e propria discriminazione nei confronti delle imprese autorizzate. “Gli istituti di credito continuano a chiudere i conti correnti e a negare l’accesso al credito alle imprese autorizzate dallo Stato. In alcuni casi viene addirittura impedita l’apertura di un conto corrente ai dipendenti delle aziende del comparto. È una situazione che riteniamo inaccettabile”.
Il presidente ha sottolineato che il problema riguarda esclusivamente operatori che svolgono un’attività pienamente legale e sottoposta ai controlli dello Stato. “Parliamo di imprese che rispettano tutte le norme previste dalla legge, comprese quelle in materia di antiriciclaggio, ulteriormente rafforzate dai recenti provvedimenti dell’Unità di Informazione Finanziaria e dalle direttive dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.”
Per sensibilizzare le istituzioni su questo tema, AGSI aveva promosso una raccolta firme durante Enada Rimini 2025. “In poche settimane abbiamo raccolto oltre 5.000 sottoscrizioni tra imprese e lavoratori del settore. È la dimostrazione che il problema interessa l’intera filiera.”
Nel corso dell’audizione Chiacchio ha ricordato anche il peso economico del comparto. “Il gioco legale produce oltre 11 miliardi di euro di gettito erariale e dà lavoro a circa 150.000 persone. Nonostante questo, le imprese continuano a essere escluse dal normale circuito bancario.”
Secondo AGSI, alla base di questa situazione vi sono principalmente tre fattori: i codici etici adottati da alcuni gruppi bancari, la scarsa remuneratività attribuita dagli istituti ai rapporti con il comparto e il cosiddetto de-risking, ossia la scelta di interrompere o evitare rapporti commerciali con imprese appartenenti a settori considerati genericamente a rischio.
“Queste scelte stanno rendendo sempre più difficile, quando non impossibile, la normale attività delle imprese”, ha spiegato Chiacchio. “Pensiamo alle fideiussioni necessarie per sottoscrivere un contratto di locazione, al pagamento degli stipendi, ai rapporti con i fornitori, agli obblighi antiriciclaggio o ai pagamenti che per legge devono avvenire attraverso strumenti tracciabili. Tutto questo diventa estremamente complicato se non si riesce nemmeno ad avere un conto corrente.”
Le conseguenze ricadono anche sui lavoratori e sugli imprenditori. “Un dipendente che non riesce ad aprire un conto corrente può trovarsi nell’impossibilità di chiedere un mutuo e costruire un progetto di vita. Un imprenditore che non ottiene credito rischia invece di trovarsi senza strumenti finanziari per sostenere la propria attività e, nei casi peggiori, di essere esposto al rischio dell’usura.”
Il presidente di AGSI ha poi evidenziato quello che considera un evidente paradosso. “Ci viene negato l’accesso ai servizi bancari mentre lo stesso Stato certifica l’elevatissimo livello di controllo del comparto. Un dirigente di Sogei ha recentemente affermato che il gioco pubblico rappresenta un modello di riferimento per tracciabilità e sicurezza, con circa 27 miliardi di transazioni ogni anno completamente monitorate. Se tutto è tracciato, non comprendiamo perché il settore continui a essere considerato problematico dalle banche.”
Secondo Chiacchio sarebbe sufficiente un maggiore coordinamento tra istituzioni, concessionari e sistema bancario. “I concessionari possono certificare la regolarità degli operatori appartenenti alla propria rete. Questo consentirebbe agli istituti di credito di distinguere con chiarezza gli operatori del gioco legale da quelli illegali.”
Concludendo il suo intervento, il presidente di AGSI ha rivolto un appello ai senatori. “Chiediamo l’approvazione integrale del disegno di legge n. 1595 affinché anche gli operatori del gioco legale possano svolgere la propria attività nel pieno rispetto delle regole. È nell’interesse delle imprese, dello Stato, che beneficia del gettito erariale, e dei cittadini, che devono poter usufruire di un’offerta di gioco sicura e controllata. Il settore del gioco legale è un alleato dello Stato italiano da tutelare, non un nemico da combattere.”
Al termine dell’intervento e’ stato chiesto ad AGSI se ritenesse necessario accelerare l’iter del provvedimento, osservando che i tempi parlamentari si erano allungati. Sul punto è stato precisato che il rinvio è dipeso dall’attesa del deposito di un ulteriore disegno di legge da abbinare al testo già all’esame del Senato.
Nel corso del confronto è intervenuto anche il senatore Massimo Garavaglia, che ha evidenziato quello che ha definito un paradosso del sistema. In sostanza, ha osservato come gli operatori del gioco legale siano sottoposti agli obblighi di tracciabilità e alle norme antiriciclaggio, mentre l’impossibilità di accedere ai servizi bancari rischia di favorire lo spostamento della domanda verso il circuito illegale, dove tali controlli non esistono.
Chiacchio ha condiviso questa lettura. “È un grande assist al mercato parallelo dell’illegalità. Più problemi e più ostacoli si creano intorno al settore legale, più facilmente il mercato si sposta verso quello illegale”, ha affermato.
Il presidente di AGSI ha ricordato come, secondo le stime richiamate durante l’audizione, il mercato illegale movimenterebbe oltre 30 miliardi di euro l’anno, mentre il gioco pubblico garantisce allo Stato circa 11,5 miliardi di euro di gettito erariale.
“Il gioco legale è un alleato importante dello Stato. Non si capisce per quale motivo, pur rispettando tutte le regole e tutti gli obblighi imposti dalla normativa, il sistema bancario continui ad assumere questo atteggiamento nei confronti di un settore che opera in concessione dello Stato e dispone di una licenza di pubblica sicurezza”, ha dichiarato.
Il presidente della Commissione ha quindi osservato che il messaggio emerso dall’audizione appare chiaro, riconoscendo l’esistenza di un’esigenza di intervenire in tempi rapidi. Chiudendo l’incontro, Chiacchio ha ringraziato il presidente e tutti i componenti della Commissione “per la disponibilità e la sensibilità dimostrate nei confronti di una problematica che interessa l’intera filiera del gioco legale”.







