iGB L!VE 2026 entra nel vivo con una prima giornata caratterizzata da dibattiti su consolidamento del mercato, nuove regolamentazioni e opportunità di espansione internazionale. Tra i temi più discussi nei corridoi dell’ExCeL di Londra, sede della manifestazione, figurano le operazioni di fusione e acquisizione, i controlli sul rischio finanziario dei giocatori nel Regno Unito, la futura apertura del mercato neozelandese e le prospettive di crescita del continente africano. Tra i nomi di cui si parla anche Entain e l’ipotesi ( ovviamente non confermata) della cessione dei brand che operano sul mercato italiano, partendo da Eurobet.
Uno degli interventi più seguiti è stato quello di Paul Leyland, partner di Regulus Partners, che ha analizzato alcune delle principali operazioni di M&A degli ultimi vent’anni nel settore del gioco. Secondo Leyland, molti operatori hanno commesso errori nel sopravvalutare le sinergie derivanti dalle acquisizioni e nel sottostimare il peso dei ricavi provenienti dai mercati non regolamentati. A suo giudizio, una delle acquisizioni più riuscite è stata quella di Golden Nugget da parte di DraftKings: un’operazione che inizialmente appariva eccessivamente costosa, ma che ha permesso a DraftKings di acquisire competenze strategiche nel segmento VIP e nei giochi da casinò online.
Grande attenzione anche all’intervento di Tim Miller, executive director della Gambling Commission britannica, che è tornato sul dibattito relativo ai controlli sul rischio finanziario dei clienti. Negli ultimi mesi il progetto pilota dell’autorità di regolamentazione ha suscitato numerose critiche da parte dell’industria, preoccupata per il possibile impatto sull’esperienza di gioco. Miller ha però ribadito che l’obiettivo della politica delineata nel White Paper non è introdurre verifiche generalizzate, ma concentrare i controlli sui giocatori con livelli di spesa elevati per i quali emergono segnali di difficoltà economica. Secondo i dati raccolti durante il progetto pilota, esiste infatti una fascia di clienti fortemente indebitati che continua a sostenere spese significative nel gioco senza essere intercettata dagli attuali sistemi di monitoraggio. Se applicata correttamente, ha sostenuto Miller, la misura potrebbe addirittura migliorare l’esperienza del cliente, rendendo gli interventi più mirati.
Tra i mercati emergenti, la Nuova Zelanda continua ad attirare l’interesse degli operatori internazionali. Itai Pazner, consulente ed ex amministratore delegato di 888, ha annunciato di essere impegnato in un progetto per l’ingresso nel Paese, sottolineando come il nuovo quadro regolatorio rappresenti un’opportunità particolarmente interessante. Con l’avvio della procedura per l’assegnazione delle 15 licenze disponibili, il mercato neozelandese si prepara infatti a passare da una situazione di fatto “grigia” a un sistema regolamentato che potrebbe attirare alcuni dei principali operatori internazionali.
Spazio infine anche al continente africano, protagonista del primo summit dedicato organizzato nell’ambito di iGB L!VE. Olabimpe Akingba, membro del consiglio dell’African iGaming Association e responsabile del gioco responsabile di PawaTech, ha evidenziato come l’Africa non possa essere considerata un mercato unico. Gli operatori già presenti o intenzionati a investire nel continente devono confrontarsi con una realtà composta da culture, abitudini e mercati profondamente diversi tra loro. Per questo motivo, secondo Akingba, il successo non dipenderà soltanto dalla qualità dell’offerta, ma soprattutto dalla capacità di comprendere le specificità locali e adattare di conseguenza strategie commerciali e politiche di gioco responsabile.
La prima giornata di iGB L!VE 2026 conferma quindi alcuni dei grandi temi destinati a orientare il settore nei prossimi anni: il consolidamento attraverso acquisizioni sempre più selettive, l’evoluzione delle misure di tutela dei giocatori, l’apertura di nuovi mercati regolamentati e la crescente attenzione verso aree ad alto potenziale come l’Africa.









