“Divertitevi, ma fatelo in maniera seria”. È il messaggio che Danilo D’Ambrosio affida ai giovani calciatori nel corso dell’intervista rilasciata a Jamma oggi a Londra, presso lo stand Betsson, in occasione di iGB L!VE 2026.
L’ex difensore dell’Inter, che ha concluso la propria carriera da professionista, racconta il rapporto speciale che continua a legarlo ai tifosi e ai valori costruiti in tanti anni di calcio.
“È un motivo di orgoglio”, afferma parlando dell’affetto che continua a ricevere. “Ho smesso di giocare, ma l’affetto dei tifosi e di diverse generazioni è qualcosa che mi rende davvero orgoglioso. Oltre a essere stato un buon giocatore, credo che quello che la gente apprezzi di me sia soprattutto la persona, i valori che ho cercato di rappresentare come uomo e come sportivo. Questo per me vale tantissimo”.
Ripercorrendo la propria carriera, D’Ambrosio spiega di aver sempre affrontato ogni partita con lo stesso approccio.
“Sono sempre sceso in campo con l’intenzione di dare il massimo, sia dal punto di vista umano sia da quello sportivo. Poi siamo esseri umani e ci sono giornate in cui rendi di più e altre in cui rendi meno, ma la volontà di dare tutto non è mai mancata”.
L’unica gara che vorrebbe rigiocare è la finale di Champions League persa contro il Manchester City.
“Forse rigiocherei quella finale. Eravamo arrivati davvero a un passo dal vincere. Però il calcio, come la vita, è fatto di vittorie e sconfitte. Bisogna andare avanti. Quel percorso è stato straordinario e ha lasciato insegnamenti importanti a me e ai ragazzi che sono ancora all’Inter: maggiore senso di appartenenza, maggiore responsabilità e un’esperienza che poi si è vista anche negli anni successivi”.
Grande spazio anche al tema della formazione dei giovani, oggi al centro del suo impegno quotidiano. Secondo D’Ambrosio, nonostante siano cambiate le generazioni, l’essenza del calcio resta immutata.
“L’epoca è diversa, ma la gioia di giocare è la stessa. Il sogno di arrivare nella squadra del cuore è identico, così come la voglia di divertirsi, stare insieme, gioire e anche soffrire dopo una sconfitta. Io ho iniziato a giocare a sette anni e ricordo che piangevo quando perdevo. Questo non è cambiato”.
A essere cambiato, secondo l’ex nerazzurro, è invece il contesto che circonda i ragazzi.
“Oggi è aumentata la pressione che noi adulti, e spesso anche i genitori, mettiamo sui giovani. Dovremmo invece riscoprire la naturalezza e la bellezza di questo sport”.
Da qui il consiglio che ripete ogni giorno ai ragazzi che allena e ai propri figli.






“Io dico sempre: divertitevi, ma fatelo in maniera seria. Può sembrare un paradosso, ma quando siete in campo dovete divertirvi con la consapevolezza di quello che state facendo. Solo così potete migliorare e provare a realizzare il vostro sogno, mantenendo però quella leggerezza che rende speciale questo sport”.
Il concetto che sintetizza il suo pensiero è semplice quanto efficace: “Il gioco è una cosa seria”. Una frase che, pronunciata da chi ha costruito la propria carriera sull’impegno, sul rispetto e sul senso di responsabilità, assume il valore di un messaggio rivolto alle nuove generazioni di calciatori.






