Il Betting and Gaming Council (BGC) ha espresso una netta contrarietà alla proposta avanzata dalla Social Market Foundation (SMF) di aumentare la Machine Games Duty (MGD), l’imposta applicata alle apparecchiature da gioco nel Regno Unito, dal 20% al 40%.
In una nota diffusa dopo la pubblicazione del rapporto della SMF, l’associazione che rappresenta il settore del gioco regolamentato sostiene che non vi siano elementi sufficienti a giustificare un incremento fiscale di tale portata e avverte che una simile misura avrebbe conseguenze negative sull’intero comparto.
Secondo il BGC, sale bingo, agenzie di scommesse, casinò, circoli ricreativi e club dei minatori rappresentano un importante presidio sociale in numerose comunità britanniche. L’associazione ricorda inoltre che il settore regolamentato delle scommesse e del gioco sostiene circa 109.000 posti di lavoro, contribuisce con miliardi di sterline all’economia del Regno Unito e offre spazi di intrattenimento frequentati da milioni di adulti che giocano in modo legale e responsabile.
Il Consiglio ritiene che il raddoppio della Machine Games Duty non produrrebbe benefici per le comunità locali, ma provocherebbe invece la chiusura di numerose attività, la perdita di posti di lavoro e un ulteriore indebolimento dei centri urbani. A trarne vantaggio, secondo il BGC, sarebbe esclusivamente il mercato illegale del gioco, che non versa imposte, non contribuisce all’economia locale e non garantisce le tutele previste per i consumatori nel mercato regolamentato.
L’associazione critica inoltre il rapporto della Social Market Foundation per non aver stimato l’impatto economico delle proprie proposte in termini di chiusure di esercizi e riduzione dell’occupazione.
Infine, il Betting and Gaming Council sottolinea che gli stessi sondaggi riportati nello studio mostrerebbero come la maggioranza dei cittadini britannici, indipendentemente dall’orientamento politico, non sia favorevole a un aumento della tassazione sulle macchine da gioco. Per il BGC, le politiche fiscali dovrebbero essere basate su evidenze concrete, risultare proporzionate e tenere conto degli effetti complessivi su occupazione, investimenti, consumatori e comunità locali.







