“L’ippica italiana sta attraversando una crisi che, per dimensioni, conseguenze economiche e ricadute sociali, non trova precedenti nella storia del dopoguerra. Roma è ferma e non esistono ancora certezze sui tempi, sulle condizioni e sulle modalità della riapertura delle Capannelle. L’impianto versa in una situazione drammatica e gli operatori romani stanno subendo danni enormi. Nuovo Galoppo Italia ha scelto, fino a questo momento, un atteggiamento responsabile. Abbiamo preso atto della volontà manifestata da Roma Capitale di riaprire l’ippodromo e abbiamo evitato di alimentare ulteriori tensioni in una fase estremamente delicata. Ma questa attesa non potrà essere illimitata. Roma Capitale si è assunta una responsabilità enorme. Nei tempi opportuni dovranno essere valutate le scelte compiute, i ritardi accumulati, i danni provocati e le reali condizioni nelle quali l’ippodromo sarà eventualmente riconsegnato al settore”. E’ quanto si legge in una nota di Nuovo Galoppo Italia.
“A Roma si aggiungono le gravissime criticità di Napoli, l’incertezza che continua a coinvolgere Varese e le difficoltà che hanno accompagnato la ripartenza di Livorno. Non siamo di fronte a episodi isolati. Siamo davanti a una crisi strutturale che sta colpendo contemporaneamente ippodromi, proprietari, allenatori, fantini, allevatori, artieri e imprese. Pagare marzo a luglio non è un successo. In questo scenario – prosegue la nota – appare davvero incomprensibile presentare come un grande risultato il pagamento, nel mese di luglio, delle competenze relative al mese di marzo. Quattro mesi di attesa non rappresentano un successo. Lo sono ancora meno se confrontati con le risorse e le strutture oggi messe a disposizione della nuova Direzione generale per l’ippica, dotata di una propria organizzazione dirigenziale e amministrativa e sostenuta da investimenti pubblici per milioni di euro. Il risultato oggi rivendicato era già stato raggiunto e superato molti anni fa, quando non esisteva l’attuale Direzione generale specificamente dedicata all’ippica. Durante la gestione dei pagamenti affidata alla dottoressa Stefania Mastromarino, i tempi erano stati stabilmente portati al di sotto dei novanta giorni per un periodo prolungato. Successivamente, con l’avvicendamento delle direzioni responsabili, le criticità tornarono ad aumentare. Ma neppure nelle fasi peggiori il ritardo aveva superato stabilmente i cinque mesi”.
“La nuova struttura non deve quindi essere confrontata soltanto con il momento più inefficiente del passato. Deve essere confrontata con i migliori risultati che la stessa Amministrazione aveva già dimostrato di poter raggiungere con mezzi organizzativi molto inferiori. Sotto questo profilo, pagare marzo nel mese di luglio è un risultato insufficiente. Il miglioramento riguarda una platea ormai molto ridotta. È corretto riconoscere che sui pagamenti destinati ai titolari di partita IVA si sia registrata una parziale regolarizzazione. Ma anche questo dato deve essere rappresentato nella sua reale dimensione. Oggi – evidenzia Nuovo Galoppo Italia – le partite IVA attive nel settore sono sensibilmente diminuite rispetto al passato. La crisi ha costretto molti operatori e molte piccole imprese a cessare l’attività professionale in quella forma, a chiudere la partita IVA oppure a ricorrere, quando consentito, a modalità di pagamento diverse. La platea sulla quale si è ottenuto il miglioramento è quindi molto più ristretta di quella esistente negli anni precedenti. Regolarizzare i pagamenti di un numero ormai limitato di partite IVA non significa aver risolto il problema complessivo del settore. La stragrande maggioranza dei beneficiari che riceve compensi senza partita IVA continua infatti a non registrare un cambiamento sostanziale nei tempi di pagamento. Il risultato concreto è che una parte minoritaria della platea ha ottenuto un miglioramento, mentre per la maggioranza degli operatori la situazione è rimasta sostanzialmente invariata.
Non si può presentare come una riforma generale ciò che riguarda soltanto una porzione ridotta dei beneficiari. La realtà – si legge ancora nella nota – non può essere nascosta dalla propaganda. Di fronte alla chiusura di Roma, alle difficoltà di Napoli, alle incertezze degli altri ippodromi e alla crisi economica che sta cancellando centinaia di operatori, appare difficile comprendere le continue difese e celebrazioni dell’operato della Direzione generale. Quali sarebbero i risultati straordinari? Il pagamento di marzo nel mese di luglio? La parziale regolarizzazione di una platea di partite IVA ormai drasticamente ridotta? La situazione degli ippodromi? La condizione economica e sociale degli operatori? La concentrazione sempre più forte del sistema nelle mani di pochi grandi soggetti, mentre la piccola e media ippica viene progressivamente cancellata? I dati e la realtà quotidiana raccontano una storia diversa da quella delle comunicazioni celebrative. L’istituzione di una nuova Direzione generale, l’aumento delle strutture dirigenziali e gli investimenti di milioni di euro avrebbero dovuto produrre un salto di qualità evidente: pagamenti realmente tempestivi, programmazione stabile, competenza, capacità di prevenire le emergenze e tutela dell’intero comparto. Oggi, invece, si celebra come un successo un risultato già ottenuto in passato con strutture molto più limitate, mentre la maggioranza degli operatori continua a ricevere i pagamenti con tempi sostanzialmente immutati. In un settore che sta vivendo la crisi più grave del dopoguerra, non c’è nulla da celebrare. C’è soltanto da prendere atto di risultati insufficienti e di una realtà che non può più essere nascosta”, conclude Nuovo Galoppo Italia.






