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Riordino del gioco, Bosi (Avviso Pubblico): “La riforma parta dalle esperienze dei territori, non dal gettito”

Una riforma del gioco pubblico costruita partendo dalle esperienze maturate dagli enti locali, capace di mettere al centro la tutela della salute, la legalità e la coesione sociale prima ancora delle esigenze di gettito. È questa la richiesta avanzata da Andrea Bosi, vicepresidente di Avviso Pubblico, nelle conclusioni del webinar “Gioco d’azzardo: il rebus normativo e le esigenze dei territori”, promosso dall’associazione in collaborazione con la Regione del Veneto.

Bosi ha innanzitutto sottolineato l’importanza del confronto sviluppatosi durante l’incontro, evidenziando come siano emerse posizioni anche molto diverse tra loro. Un elemento che, a suo giudizio, rappresenta un valore per Avviso Pubblico, associazione che riunisce oltre 630 enti locali tra Comuni, Province, Regioni ed enti partecipati e che non ha alcuna appartenenza politica.

Il vicepresidente ha ricordato come siano proprio le amministrazioni locali, soprattutto i Comuni, le istituzioni più vicine ai cittadini e quindi le prime a confrontarsi quotidianamente con le conseguenze prodotte dal fenomeno del gioco d’azzardo sulle comunità.

Da qui nasce, ha spiegato, l’impegno ormai consolidato di Avviso Pubblico su questo tema. L’associazione, nata per promuovere la cultura della legalità e contrastare mafie e corruzione, ha progressivamente approfondito il rapporto tra gioco d’azzardo e criminalità organizzata, individuando nel riciclaggio di denaro e nell’usura due delle principali criticità collegate al settore.

Bosi ha ricordato come proprio questi due reati abbiano registrato un incremento delle segnalazioni anche durante gli anni della pandemia, quando gran parte delle attività economiche del Paese risultava rallentata o sospesa. Un dato che, secondo il vicepresidente di Avviso Pubblico, conferma la necessità di leggere il fenomeno del gioco anche attraverso la lente della prevenzione antimafia e del contrasto ai flussi finanziari illeciti.

Accanto agli aspetti criminali, il vicepresidente dell’associazione ha richiamato l’attenzione sulle profonde ricadute sociali della dipendenza da gioco. A differenza di altre forme di dipendenza, come quelle da sostanze stupefacenti o dall’alcol, il disturbo da gioco patologico non presenta segni esteriori immediatamente riconoscibili.

Per spiegare questa differenza Bosi ha richiamato alcuni episodi di cronaca, ricordando il caso di un giocatore che aveva dimenticato la figlia in automobile dopo essere rimasto per ore all’interno di una sala VLT, oppure quello di chi arriva a sottrarre denaro o gioielli ai propri familiari pur di continuare a giocare. Situazioni che, pur non lasciando segni fisici evidenti, finiscono per compromettere profondamente la tenuta delle famiglie e il tessuto sociale delle comunità.

Entrando nel merito del riordino del settore, Bosi ha osservato che da oltre dieci anni si discute della necessità di una riforma organica del comparto. Tuttavia, ha avvertito, una nuova disciplina potrà essere realmente efficace soltanto se costruita coinvolgendo gli enti territoriali e valorizzando le esperienze positive sviluppate a livello locale.

Il vicepresidente di Avviso Pubblico ha citato come esempio il Comune di Modena, dove le politiche adottate negli ultimi anni hanno portato le sale dedicate esclusivamente al gioco d’azzardo a passare da 29 nel 2016 a 8. Secondo Bosi, il dato dimostra che la riduzione dell’offerta fisica può produrre risultati concreti, poiché nella città emiliana è diminuito il gioco terrestre senza che tale riduzione fosse compensata da un incremento del gioco online.

Ha inoltre ricordato che, proprio a Modena, le sanzioni amministrative comminate ai gestori che non rispettavano gli orari di funzionamento degli apparecchi sono state destinate al finanziamento di progetti di prevenzione e di educazione al gioco consapevole nelle scuole. Un’esperienza che, secondo Bosi, dimostra come le politiche territoriali possano produrre effetti positivi sia sul piano della prevenzione sia su quello della sensibilizzazione delle nuove generazioni.

Per il vicepresidente di Avviso Pubblico ogni futura riforma dovrebbe partire da una valutazione approfondita dell’impatto che il gioco ha avuto negli ultimi trent’anni. È necessario, ha spiegato, analizzare i dati disponibili, studiare l’evoluzione del fenomeno e tenere conto del lavoro già svolto da ricercatori, amministrazioni ed esperti.

In questo percorso, ha ricordato, Avviso Pubblico continua a fornire il proprio contributo istituzionale. L’associazione ha recentemente presentato osservazioni e proposte nell’ambito delle audizioni davanti all’AGICO, alla Commissione Finanze della Camera e alla Commissione parlamentare Antimafia.

Secondo Bosi, il nodo fondamentale che il legislatore dovrà affrontare riguarda l’obiettivo stesso della riforma. Occorre stabilire se la priorità dello Stato debba essere il mantenimento del gettito fiscale oppure la tutela della salute pubblica. Una scelta che, a suo giudizio, dovrebbe orientare l’intero impianto normativo e che spiega anche perché il riordino venga oggi seguito prevalentemente dal Ministero dell’Economia anziché dal Ministero della Salute.

Nel suo intervento Bosi ha affrontato anche il rapporto tra gioco legale e gioco illegale, contestando l’idea secondo cui il primo rappresenti automaticamente un argine al secondo. Richiamando il processo Black Monkey e altre importanti inchieste sulla criminalità organizzata in Emilia-Romagna, ha osservato che il confine tra i due fenomeni è molto più complesso e che il semplice mantenimento dell’attuale assetto del mercato non è sufficiente a contrastare le infiltrazioni mafiose.

Per questo motivo, secondo il vicepresidente di Avviso Pubblico, il riordino dovrebbe accompagnarsi anche a un ridimensionamento complessivo dell’offerta di gioco. Di fronte a una raccolta ormai prossima ai 160 miliardi di euro e a un gettito che ha definito relativamente limitato, Bosi ritiene necessario ripensare le dimensioni del mercato.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la reale diffusione del disturbo da gioco. I dati provenienti dai Servizi per le dipendenze, ha spiegato, non consentono di fotografare l’intero fenomeno, poiché numerose persone affette da gioco patologico non si rivolgono alle strutture sanitarie. Per questa ragione, secondo Bosi, il numero effettivo delle persone coinvolte potrebbe essere significativamente superiore rispetto a quello rilevato dalle statistiche ufficiali.

In conclusione, il vicepresidente di Avviso Pubblico ha ribadito che una disciplina nazionale uniforme rappresenta un obiettivo condivisibile, ma soltanto se costruita valorizzando quanto di positivo è stato realizzato nei territori. Gli amministratori locali, ha osservato, conoscono direttamente gli effetti che il fenomeno produce sulle comunità e possono offrire un contributo concreto alla definizione delle future regole.

La futura riforma, ha concluso Bosi, dovrà avere come obiettivo quello di ridurre gli impatti negativi del gioco d’azzardo sulle persone e sui territori, rafforzando gli strumenti di prevenzione, tutela della salute, contrasto alle infiltrazioni criminali e sostegno alla coesione sociale.

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