Con la delega fiscale (Legge n. 111/23) in scadenza tra circa due mesi, l’Esecutivo dovrebbe mettere a punto il decreto legislativo che riscriverà le regole di scommesse, bingo e apparecchi da intrattenimento. Sul tavolo ci sono le nuove gare per le concessioni — attese anche da Bruxelles — ma è il capitolo “distanze” a tenere banco.
Riguardo Bruxelles, il precedente che incombe sul Governo ha un nome preciso. Il 13 settembre 2007, con la sentenza Corte di Giustizia UE, Quarta Sezione, 13 settembre 2007, causa C-260/04, Commissione delle Comunità europee c. Repubblica italiana il nostro Stato venne condannato per aver rinnovato 329 concessioni per la gestione e la raccolta di scommesse ippiche senza alcuna gara d’appalto, in violazione degli artt. 43 e 49 CE su libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi.
La Corte scolpì un principio che è oggi la bussola: le Amministrazioni che concludono concessioni di servizi pubblici sono tenute a rispettare «un obbligo di trasparenza che consenta l’apertura della concessione alla concorrenza nonché il controllo sull’imparzialità delle procedure di aggiudicazione». E affermò senza margini che né l’esigenza di scoraggiare il gioco clandestino né ragioni economiche — «garantire ai concessionari la continuità, la stabilità finanziaria ed un congruo rendimento per gli investimenti realizzati nel passato» — possono giustificare rinnovi al di fuori di procedure competitive, perché eccedono quanto necessario e non sono «motivi imperativi di interesse generale idonei a giustificare la restrizione di una libertà fondamentale garantita dal Trattato».
È questa la giurisprudenza con cui Palazzo Chigi guarda oggi al capitolo concessioni del riordino. Non è una generica perplessità: è un precedente di condanna. La risposta, onde evitare l’ennesima procedura d’infrazione, potrebbe essere una proroga tecnica delle concessioni in scadenza il 31 dicembre 2026, seguita da gare da avviare entro un anno dall’approvazione del decreto.
Altro aspetto: diciannove anni fa, l’anno di pubblicazione della sentenza richiamata, non sussisteva il problema “serio” delle distanze. Qui la cronaca delle ultime ore segna uno scarto rispetto a mesi di indiscrezioni. L’ipotesi circolata a lungo prevedeva una distanza minima uniforme nazionale dai luoghi sensibili, superando la frammentazione delle discipline regionali. Sarebbe stata, per molti, la chiave per consentire lo svolgimento ordinato delle gare e il riassetto della rete di distribuzione.
Pochi giorni fa, il Sottosegretario Alfredo Mantovano ha chiuso la porta, evidenziando chel’attuale esecutivo non prenderà neanche lontanamente in considerazione l’idea difar venire meno quei vincoli di distanza geografica tra i luoghi di frequentazionegiovanile e i punti dove si gioca legalmente d’azzardo.
La questione è tutt’altro che chiusa. Dentro il Governo non c’è ancora una posizionecondivisa. Secondo fonti citate da un noto quotidiano nazionale, il MEF considerala revisione delle distanze l’unica misura che consentirebbe lo svolgimento dellegare e l’ordinato riordino della rete di distribuzione.
Se la linea Mantovano reggerà, il riordino del terrestre arriverà senza toccare ildistanziometro regionale. La domanda, sorge spontanea: le gare potrannofunzionare senza un parametro uniforme? il nodo è destinato a riproporsi.
E il tempo stringe.
Avv. Francesca Dionisi, Avv. Sabina Monaco, Avv. Pia Leuzzi – Studio Legale Lemodi







