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Gatti (SAPAR): “Il riordino del gioco fisico parta dai dati e dalla tutela dei giovani, non dai pregiudizi”

“I dati contenuti nella Relazione 2026 al Parlamento sulle dipendenze devono rappresentare un punto di svolta per il settore del gioco pubblico. Quando quasi un milione e mezzo di studenti dichiara di aver giocato d’azzardo nell’ultimo anno, non è più il momento delle contrapposizioni tra categorie o delle letture parziali del fenomeno. È il momento della responsabilità. Occorre analizzare i numeri senza pregiudizi e costruire un riordino dell’offerta di gioco che metta realmente al centro la tutela delle persone, a partire dai più giovani”, così commenta Francesco Gatti, imprenditore e vicepresidente Sapar.

“Condivido la sollecitazione di AGIC a completare il riordino del settore. È un obiettivo che SAPAR sostiene da anni. Proprio per questo ritengo che la riforma debba partire dai dati e non da convinzioni ormai radicate. Se vogliamo costruire regole efficaci, dobbiamo avere il coraggio di affrontare la realtà per quella che è, non per come siamo abituati a raccontarla.

La Relazione evidenzia chiaramente che tra gli studenti i prodotti maggiormente utilizzati sono i Gratta e Vinci, le scommesse sportive e il gioco online, mentre le AWP si collocano molto più indietro. Continuare a impostare il dibattito pubblico come se il problema del gioco patologico fosse riconducibile quasi esclusivamente alle AWP significa concentrare l’attenzione sul prodotto meno rappresentativo rispetto ai dati emersi. È una lettura che rischia di allontanarci dalle vere priorità.

Non si tratta di difendere un prodotto, ma un metodo. Ogni intervento normativo dovrebbe poggiare sull’evidenza dei dati e non su uno stigma che da anni accompagna una sola parte del comparto. Le AWP sono state oggetto di un lungo percorso di regolamentazione: riduzione del numero degli apparecchi, limitazioni territoriali, controlli, obblighi identificativi e prescrizioni sempre più rigorose. Se oggi risultano tra le forme di gioco meno diffuse tra i giovani, è anche il risultato di quelle misure e del progressivo spostamento della domanda verso prodotti diversi, più facilmente accessibili e maggiormente attrattivi per le nuove generazioni. Ignorarlo significa non riconoscere il valore delle politiche di prevenzione già adottate. Così come non si può ignorare il contributo dei gestori per raggiungere il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti: le slot non sono un prodotto a cui i giovani accedono facilmente.

Al tempo stesso sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare ciò che emerge dalla Relazione. Se migliaia di minori acquistano Gratta e Vinci, se cresce il ricorso alle scommesse e al gioco online, la domanda che dobbiamo porci è una sola: come riescono questi ragazzi ad accedere a prodotti che la legge vieta loro? È su questo che occorre concentrare gli sforzi, rafforzando i controlli e intervenendo dove i dati mostrano le maggiori criticità.

Da padre, prima ancora che da vicepresidente di SAPAR, mi chiedo se sia davvero utile accelerare un riordino che rischia di nascere con lacune importanti, a partire dall’assenza di una disciplina uniforme sul territorio, senza affrontare con la stessa determinazione le principali cause dell’attuale diffusione del gioco tra i giovani.

La vera domanda dovrebbe essere un’altra: vogliamo davvero ridurre le dipendenze o vogliamo continuare ad alimentare una narrazione che individua sempre gli stessi responsabili, indipendentemente da ciò che raccontano i numeri?

C’è poi un ulteriore aspetto che ritengo fondamentale. Se le associazioni che rappresentano i concessionari sottolineano giustamente il ruolo del sistema concessorio nella tutela dei giocatori, nella legalità e nel contrasto al gioco illegale, lo stesso riconoscimento deve essere attribuito alle migliaia di piccole e medie imprese che ogni giorno gestiscono concretamente l’offerta sul territorio. Sono gli esercenti, i gestori e le imprese della filiera a confrontarsi quotidianamente con i clienti, ad applicare le regole, a effettuare i controlli e a rappresentare il primo presidio di legalità.

Per questo il riordino non può essere costruito ascoltando soltanto una parte della filiera. È necessario aprire un confronto vero anche con chi rappresenta la gestione dell’offerta, un confronto che fino a oggi è sostanzialmente mancato. Una riforma è tanto più efficace quanto più è capace di valorizzare l’esperienza di chi quelle regole le applica ogni giorno.

Del resto, la stessa Corte dei conti, nella Relazione sul Rendiconto generale dello Stato 2025, fotografa una progressiva riduzione del numero degli operatori e una crescente concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi gruppi internazionali. È un fenomeno che incide sulla concorrenza, ma anche sul presidio di legalità diffuso sul territorio. Sarebbe un errore pensare che la tutela del giocatore si misuri con la dimensione di un’impresa o con il numero delle partecipazioni azionarie di un gruppo societario. A quanto pare il problema sta proprio in quelle offerte gestite sì in concessione, ma in una sorta di forma di monopolio, a volte reale a volte di fatto, se consideriamo le quote di mercato controllate. La legalità nasce dall’applicazione delle regole, dai controlli, dalla responsabilità degli operatori e dalla presenza capillare sul territorio. Anche le piccole e medie imprese del settore svolgono ogni giorno questa funzione e meritano di essere coinvolte nel processo di riforma con la stessa dignità degli altri attori della filiera. Pur non essendo multinazionali hanno dimostrato in passato e dimostrano ogni giorno di saper fare il loro lavoro. E i dati lo dimostrano. Chi ci dice che una multinazionale è garanzia di sicurezza e di tutele più di una piccola realtà imprenditoriale radicata sul territorio? Io non lo credo.

Per questo rivolgo un appello alla politica e alle Commissioni parlamentari impegnate nel riordino. Serve il coraggio di affrontare il problema nella sua interezza, senza lasciarsi condizionare da interessi di parte. Occorre intervenire dove i dati indicano le maggiori criticità, rafforzare i controlli sull’accesso dei minori, investire nella prevenzione e nell’educazione e costruire un sistema di regole coerente per tutte le forme di gioco, senza pesi e misure differenti.

SAPAR è pronta, come lo è sempre stata, a fare la propria parte. Ma il riordino sarà davvero credibile solo se partirà da un principio semplice: le norme devono seguire i dati, non i pregiudizi. Solo così potremo costruire un sistema realmente orientato alla tutela delle persone e delle nuove generazioni”, conclude Gatti.

Redazione Jamma
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