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Ucraina, primo studio nazionale sul gioco d’azzardo: solo il 5% ha giocato nell’ultimo anno, ma cresce la richiesta di regole più severe

Il Ministero della Trasformazione Digitale dell’Ucraina ha pubblicato i risultati della prima fase del più ampio studio nazionale dedicato all’impatto del gioco d’azzardo sulla società. L’indagine, realizzata dal Centro per il Gioco Responsabile con il sostegno dell’Associazione degli operatori ucraini del gioco, punta a fornire una base scientifica per orientare le future politiche pubbliche in materia di regolamentazione, prevenzione della dipendenza e tutela dei giocatori.

La ricerca, che ha coinvolto 3.164 cittadini maggiorenni, ha analizzato la diffusione del gioco, la percezione sociale del fenomeno, i fattori che spingono a scommettere, la conoscenza degli strumenti di protezione e le aspettative nei confronti dell’intervento dello Stato.

I risultati mostrano come il gioco d’azzardo sia ancora un’attività relativamente poco diffusa nel Paese. L’84% degli intervistati afferma infatti di non considerarsi una persona incline al gioco e un cittadino su tre dichiara di non conoscere nessuno che pratichi giochi con vincita in denaro. Solo il 5% degli intervistati ha partecipato ad attività di gioco nell’ultimo anno, mentre appena il 2% lo ha fatto nell’ultimo mese.

Nonostante questi dati, il tema continua a destare forte attenzione nell’opinione pubblica. Tre ucraini su quattro ritengono infatti che il gioco d’azzardo rappresenti una sfida importante per il Paese, segnale di una diffusa sensibilità verso i possibili rischi sociali del settore.

Tra coloro che giocano, la motivazione principale rimane la possibilità di vincere denaro, indicata dal 70% degli intervistati. Il 41% attribuisce invece la propria partecipazione all’emozione e all’adrenalina offerte dal gioco. Molto meno rilevanti risultano altri fattori, come il desiderio di svago, la volontà di distrarsi dai problemi quotidiani o l’influenza della pubblicità e dell’ambiente sociale, citati da circa il 17% del campione.

Lo studio evidenzia inoltre che l’esperienza di gioco tende a essere limitata nel tempo. L’83% di chi ha giocato in passato ha infatti smesso. Nel 65% dei casi la ragione è stata semplicemente la perdita di interesse, mentre il 23% ha interrotto l’attività a causa delle spese eccessive o della mancanza di risorse economiche. Un ulteriore 10% ha dichiarato di aver smesso per il timore di sviluppare una dipendenza.

Anche sul fronte degli effetti negativi percepiti emergono dati relativamente contenuti. L’83% degli intervistati afferma di non aver mai subito conseguenze personali legate al gioco d’azzardo e il 93% dichiara di non aver prestato denaro ad amici o conoscenti per consentire loro di giocare nell’ultimo anno.

L’indagine dedica particolare attenzione anche agli strumenti di gioco responsabile. I ricercatori rilevano che la conoscenza dei meccanismi di tutela è significativamente più elevata tra chi ha già esperienza di gioco, evidenziando la necessità di rafforzare le campagne informative rivolte alla popolazione generale.

Parallelamente il Governo intende potenziare il sistema statale di monitoraggio online del gioco. L’estensione della piattaforma consentirà di seguire il comportamento dei giocatori in tempo reale e di verificare se gli operatori autorizzati rispettino gli obblighi previsti dalla normativa, intervenendo in presenza di comportamenti a rischio e informando gli utenti sui possibili segnali di dipendenza.

Dal sondaggio emerge inoltre un forte consenso verso un rafforzamento della regolamentazione. Il 74% degli intervistati sostiene misure più incisive per proteggere i cittadini dalla dipendenza da gioco e il 67% chiede un controllo statale più rigoroso sull’intero settore. Quasi la metà del campione considera inoltre la limitazione della pubblicità una delle principali priorità delle politiche pubbliche, sebbene solo il 4% ritenga che la pubblicità influenzi direttamente la propria decisione di giocare.

Lo studio ha infine analizzato le categorie considerate maggiormente vulnerabili. I risultati smentiscono l’ipotesi di una maggiore diffusione del gioco tra gli sfollati interni rispetto alla media nazionale, mentre confermano livelli di rischio più elevati tra i giovani e il personale militare. Queste evidenze saranno utilizzate per sviluppare strumenti di prevenzione mirati, campagne informative dedicate e ulteriori misure di protezione.

Secondo il Ministero della Trasformazione Digitale, i dati raccolti rappresentano il punto di partenza per costruire una regolamentazione fondata su evidenze concrete. Le prossime fasi della ricerca approfondiranno il comportamento dei giocatori, il livello di rischio di dipendenza e l’efficacia degli strumenti di gioco responsabile, contribuendo a definire le future strategie di sviluppo del mercato legale in Ucraina.

Redazione Jamma
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