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Scommesse, proposta di un prelievo del 2% per finanziare il calcio scuote il settore. Equita: “Nessun impatto per i concessionari”

La presentazione di un disegno di legge a firma del deputato di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi ha riacceso il dibattito sul finanziamento del calcio attraverso il settore delle scommesse, provocando un immediato scossone tra operatori e investitori.

La proposta prevede l’introduzione di un prelievo pari al 2% sulla raccolta delle scommesse relative agli eventi organizzati dalla FIGC. Secondo le stime riportate nel testo, la misura consentirebbe di raccogliere circa 230 milioni di euro all’anno, risorse che verrebbero destinate al finanziamento dei club calcistici italiani.

L’ipotesi ha immediatamente alimentato preoccupazioni nel mercato, facendo temere un ulteriore aggravio fiscale per un comparto che negli ultimi anni è già stato interessato da un progressivo aumento della pressione tributaria.

A ridimensionare queste preoccupazioni è però Equita, una delle principali banche d’investimento e società di ricerca finanziaria indipendenti italiane, che segue regolarmente le società quotate e i principali settori dell’economia, compreso quello del gaming.

Secondo gli analisti di Equita, infatti, la proposta contenuta nel disegno di legge non determinerebbe un impatto economico diretto per i concessionari delle scommesse. Il motivo è che il provvedimento sarebbe stato concepito “a parità di gettito erariale”, configurandosi quindi come una riallocazione delle risorse già incassate dallo Stato piuttosto che come un nuovo onere a carico degli operatori.

In sostanza, le somme destinate alla FIGC verrebbero reperite redistribuendo una parte del gettito fiscale già esistente, senza modificare il carico economico sostenuto dai concessionari.

Equita invita inoltre alla prudenza anche sotto il profilo politico e legislativo. Gli analisti ricordano infatti che l’ipotesi di destinare una quota delle entrate derivanti dalle scommesse sportive al finanziamento del calcio non rappresenta una novità.

“La proposta di intervento a favore dei club non è nuova ed è emersa già negli anni passati, senza trovare poi una effettiva implementazione”, osserva Equita, sottolineando come iniziative analoghe siano già state discusse in passato senza però tradursi in una riforma concreta.

Resta quindi da verificare quale sarà l’iter parlamentare del disegno di legge e se la proposta riuscirà effettivamente a trasformarsi in una modifica normativa. Nel frattempo, il documento ha riportato al centro del confronto il tema del rapporto tra il comparto delle scommesse sportive e il finanziamento del calcio italiano, un dibattito che periodicamente riaffiora ma che finora non ha mai trovato un approdo legislativo definitivo.

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