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Pubblicità al gioco, Maugeri (Avvocato dello Stato) difende il Decreto Dignità in Corte Costituzionale: “La multa minima da 50.000 euro garantisce l’efficacia deterrente delle sanzioni”

La sanzione minima di 50mila euro prevista dal Decreto Dignità per le violazioni del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo non sarebbe irragionevole né sproporzionata, ma rappresenterebbe una scelta discrezionale del legislatore coerente con la finalità di tutela della salute pubblica perseguita dalla norma. È questa la posizione sostenuta dall’avvocato dello Stato Melvio Maugeri nel corso dell’udienza pubblica davanti alla Corte costituzionale chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’articolo 9, comma 2, del decreto-legge n. 87 del 2018.

Nel suo intervento, Maugeri ha inquadrato la questione nell’ambito del sindacato di ragionevolezza sulle sanzioni amministrative, ricordando come la giurisprudenza costituzionale abbia sempre cercato un punto di equilibrio tra il rispetto delle valutazioni discrezionali del legislatore e la necessità di verificarne la compatibilità con i principi costituzionali.

Secondo l’Avvocatura dello Stato, la natura della sanzione oggetto del giudizio è un elemento decisivo. A differenza delle sanzioni fisse, che possono suscitare dubbi di costituzionalità quando trattano in modo identico situazioni molto diverse tra loro, quella prevista dal Decreto Dignità sarebbe caratterizzata da una struttura elastica. La norma, infatti, stabilisce una sanzione pari al 20% del valore economico della pubblicità o della sponsorizzazione illecita, prevedendo però un limite minimo di 50mila euro.

Proprio questa configurazione, secondo Maugeri, impedirebbe di assimilare il caso in esame a quello affrontato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 185 del 2021, richiamata dal Tar Lazio nella propria ordinanza di rinvio. In quella circostanza, infatti, la Consulta era chiamata a valutare una sanzione di natura sostanzialmente fissa, mentre nel caso della pubblicità del gioco si sarebbe in presenza di una cornice sanzionatoria flessibile.

L’avvocato dello Stato ha inoltre osservato che il giudice amministrativo non avrebbe individuato un adeguato termine di comparazione all’interno dell’ordinamento, elemento generalmente utilizzato dalla Corte per valutare l’eventuale irragionevolezza di una disciplina sanzionatoria. Nelle memorie depositate dall’Avvocatura, sono state invece richiamate disposizioni che regolano fattispecie analoghe e che confermerebbero la coerenza del trattamento previsto dal legislatore.

Un ulteriore argomento sviluppato durante la discussione riguarda la natura del bene giuridico protetto dalla norma. Secondo Maugeri, il ragionamento del Tar Lazio muoverebbe dall’assunto secondo cui a un maggior vantaggio economico corrisponderebbe necessariamente una maggiore gravità della violazione e, di conseguenza, una sanzione più elevata. Un’impostazione che potrebbe essere plausibile in ambiti in cui la tutela riguarda il patrimonio, ma che non sarebbe applicabile alla disciplina della pubblicità del gioco.

La norma contestata, ha evidenziato l’Avvocatura dello Stato, è infatti finalizzata alla tutela della salute e alla prevenzione dei fenomeni di dipendenza da gioco d’azzardo. In questo contesto, il valore economico della promozione non rappresenterebbe necessariamente un indice diretto della pericolosità della condotta. Per tale ragione, il legislatore avrebbe legittimamente individuato una soglia minima destinata a garantire l’effettività del divieto.

Secondo Maugeri, eliminare il limite minimo di 50mila euro produrrebbe inoltre un effetto contrario agli obiettivi perseguiti dalla normativa. In caso di accoglimento della questione di legittimità costituzionale, rimarrebbe infatti in vigore soltanto il criterio proporzionale del 20% del vantaggio economico conseguito, con il rischio di trasformare la sanzione in un costo facilmente sostenibile dagli operatori e quindi incapace di svolgere una reale funzione deterrente.

La severità del sistema sanzionatorio, ha concluso l’Avvocatura dello Stato, deve essere letta alla luce del particolare contesto normativo nel quale si inserisce la disciplina del gioco d’azzardo, settore nel quale il legislatore ha progressivamente adottato misure rigorose proprio in ragione della rilevanza costituzionale della tutela della salute pubblica e della prevenzione delle dipendenze.

Per queste ragioni, l’avvocato dello Stato Melvio Maugeri ha chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare non fondata la questione sollevata dal Tar Lazio, confermando la legittimità dell’attuale impianto sanzionatorio previsto dal Decreto Dignità per la pubblicità di giochi e scommesse con vincite in denaro.

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