Malta non vuole che il settore del gioco d’azzardo finisca tra le possibili fonti di finanziamento del prossimo bilancio dell’Unione Europea. È la posizione ribadita dal primo ministro Robert Abela durante il Consiglio europeo del 19 giugno a Bruxelles, dove i leader dei Ventisette hanno avviato la fase più delicata del negoziato sul quadro finanziario pluriennale dell’UE per il periodo 2028-2034.
Nel corso del summit, Abela ha sottolineato la necessità di un bilancio europeo capace di tutelare la politica di coesione e di tenere conto delle diverse realtà economiche degli Stati membri. Per Malta, tuttavia, la discussione non riguarda soltanto la distribuzione delle risorse, ma anche il modo in cui l’Unione potrebbe reperire nuove entrate.
Il premier maltese ha infatti ribadito l’opposizione del suo governo a qualsiasi meccanismo europeo di raccolta delle entrate che possa tradursi in imposte o prelievi su attività economiche nazionali, citando espressamente il comparto del gambling. Una presa di posizione che assume particolare rilevanza considerando il peso dell’industria dell’iGaming nell’economia maltese e il ruolo dell’isola come uno dei principali hub europei per gli operatori del settore.
L’intervento di Abela si inserisce nel dibattito sul futuro bilancio comunitario, stimato in circa 2.000 miliardi di euro. I leader europei hanno concordato di lavorare a una bozza preliminare di accordo entro ottobre, con l’obiettivo di raggiungere un’intesa definitiva entro la fine del 2026 ed evitare che il negoziato si prolunghi nel 2027, anno caratterizzato da importanti appuntamenti elettorali in diversi Paesi dell’Unione.
Sul tema delle risorse, Malta continua a schierarsi con il gruppo dei cosiddetti “Friends of Cohesion”, che comprende anche Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale. Il gruppo ha chiesto un rafforzamento dei fondi destinati alla coesione territoriale e all’agricoltura, ritenendoli strumenti essenziali per sostenere la crescita economica e ridurre le disparità regionali.
Di diverso avviso i Paesi cosiddetti “frugali” – Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Finlandia e Austria – che continuano a opporsi a un aumento significativo della spesa europea.
Per l’industria del gioco, le dichiarazioni di Abela rappresentano un segnale importante. Sebbene non siano attualmente sul tavolo proposte specifiche che riguardino direttamente il gambling, il governo maltese ha voluto chiarire fin dall’inizio dei negoziati la propria contrarietà a eventuali iniziative fiscali europee che possano incidere sulla competitività di un settore considerato strategico per l’economia nazionale.






