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Casinò di Saint-Vincent, la Cassazione riapre il caso sequestri: da riesaminare accuse di corruzione e riciclaggio

Nuovo capitolo giudiziario nell’inchiesta che ha coinvolto alcuni dipendenti e soggetti esterni legati al Casinò di Saint-Vincent, accusati a vario titolo di corruzione, riciclaggio, autoriciclaggio e reati fiscali. La Corte di Cassazione ha infatti annullato l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Aosta aveva confermato una serie di sequestri preventivi disposti nell’ambito dell’indagine, rinviando gli atti allo stesso Tribunale per un nuovo esame.

L’inchiesta ruota attorno a presunti sistemi utilizzati per agevolare operazioni in contanti all’interno della casa da gioco valdostana, attraverso cambi di denaro e fiches che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero consentito di eludere gli obblighi di tracciabilità previsti dalla normativa antiriciclaggio. A tali contestazioni si affiancano accuse relative a presunti reati fiscali e a operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio collegate a fatture ritenute inesistenti.

La Cassazione non mette in discussione l’esistenza dell’indagine né esclude la possibile fondatezza delle accuse, ma ritiene che il Tribunale non abbia motivato adeguatamente alcuni passaggi fondamentali che giustificavano il mantenimento dei sequestri.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la posizione delle società coinvolte. Secondo la Suprema Corte, il Riesame non ha spiegato in modo sufficiente perché dovesse essere contestata la responsabilità amministrativa degli enti prevista dal decreto legislativo 231 del 2001. I giudici ricordano che non basta ipotizzare la commissione di un reato da parte di una persona fisica per attribuire automaticamente responsabilità alla società, ma occorre verificare anche l’esistenza di una specifica “colpa di organizzazione”, cioè eventuali carenze nei sistemi di controllo e nei modelli organizzativi aziendali.

Altro punto centrale riguarda il ruolo di alcuni dipendenti del Casinò di Saint-Vincent. L’accusa aveva contestato reati contro la pubblica amministrazione partendo dal presupposto che determinati addetti della casa da gioco potessero essere qualificati come incaricati di pubblico servizio. Il Tribunale aveva condiviso questa impostazione richiamando la natura pubblica della società che gestisce il casinò e la destinazione di parte dei proventi alle casse regionali.

La Cassazione, tuttavia, osserva che tale conclusione non può essere automatica. Per attribuire la qualifica di incaricato di pubblico servizio è necessario analizzare concretamente le mansioni svolte e verificare se l’attività esercitata sia disciplinata da norme pubblicistiche e presenti caratteristiche che vadano oltre semplici attività materiali o esecutive. Nel caso esaminato, secondo la Corte, il Tribunale non ha spiegato adeguatamente perché le funzioni svolte all’interno della casa da gioco possano essere assimilate a quelle già riconosciute dalla giurisprudenza come attività di pubblico servizio.

La Suprema Corte critica inoltre il modo in cui è stato individuato il profitto dei presunti reati di corruzione. Secondo il Riesame, il vantaggio economico sarebbe consistito nella possibilità di convertire somme di denaro in fiches o viceversa aggirando le regole di tracciabilità. Per la Cassazione, però, tale ricostruzione necessita di una motivazione molto più approfondita, poiché non chiarisce quale sia il concreto beneficio patrimoniale ottenuto e in che modo esso possa essere qualificato come profitto confiscabile.

Ulteriori rilievi riguardano il cosiddetto “periculum in mora”, ossia il rischio che i beni possano essere dispersi prima della conclusione del processo. Anche sotto questo profilo la Corte ritiene che il Tribunale abbia utilizzato argomentazioni troppo generiche, senza confrontarsi adeguatamente con la documentazione prodotta dalle difese sulle disponibilità patrimoniali delle società coinvolte.

La decisione non comporta l’annullamento delle accuse né la chiusura del procedimento. Il Tribunale di Aosta dovrà ora riesaminare l’intera vicenda e fornire una nuova valutazione sulle misure cautelari patrimoniali, affrontando in modo puntuale tutte le questioni evidenziate dalla Cassazione. Si tratta di una pronuncia che potrebbe avere rilievo anche oltre il singolo caso, soprattutto per i chiarimenti richiesti in materia di responsabilità degli enti, qualificazione dei dipendenti dei casinò e determinazione del profitto nei reati contestati nell’ambito delle attività di gioco.

Redazione Jamma
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