Il settore del gioco pubblico vive una fase caratterizzata da incertezza normativa, continui cambiamenti regolatori e un clima di diffidenza che rischia di penalizzare gli operatori che rispettano le regole. È questa la riflessione di Pasquale Chiacchio, presidente di AGSI, intervenuto nel dibattito sulle recenti vicende che stanno interessando il comparto del gioco fisico, comprese le analisi dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) sui fenomeni di riciclaggio e sulle segnalazioni di operazioni sospette.
Secondo Chiacchio, è necessario distinguere tra l’aumento delle segnalazioni e l’accertamento di comportamenti illeciti. “Essere oggetto di una segnalazione sospetta non significa essere condannati”, osserva. “Significa che il sistema funziona e che gli operatori segnalano tutto ciò che ritengono meritevole di approfondimento. Saranno poi le autorità competenti a verificare se quel sospetto sia fondato oppure no”.
Per il presidente di AGSI, il dato sulle segnalazioni non dovrebbe essere letto come una prova della diffusione di irregolarità nel comparto, ma piuttosto come il risultato di un sistema di controlli che produce informazioni e collabora con le istituzioni. “Il settore segnala ciò che deve essere segnalato. Questo dimostra attenzione e rispetto delle regole, non il contrario”.
Chiacchio denuncia però il rischio che si stia consolidando una vera e propria “cultura del sospetto”, destinata a colpire indistintamente l’intera filiera del gioco legale. “Troppi lacci e lacciuoli, troppe incertezze, troppi sospetti e troppi pregiudizi non fanno altro che spostare il mercato verso le attività illegali”, afferma. “La cultura del sospetto danneggia chi opera nella legalità, riduce la produttività delle imprese e finisce per penalizzare anche le casse dello Stato”.
Le critiche riguardano anche il quadro regolatorio. Secondo il presidente di AGSI, gli operatori stanno attraversando una fase di forte instabilità. Da una parte vi sono i contenziosi ancora aperti sul gioco online, dall’altra il percorso di riordino del gioco fisico, sul quale continuano a mancare indicazioni definitive.
“Da anni chiediamo regole semplici, poche ma certe, facilmente leggibili e non interpretabili”, sottolinea. “Oggi invece il settore vive di annunci e di indiscrezioni. Gli imprenditori non sanno quale sarà il quadro normativo futuro e questo rende difficile programmare investimenti e attività”.
Particolare preoccupazione viene espressa per il clima che si sarebbe creato attorno agli operatori autorizzati. “Tutti noi siamo delegati dallo Stato e sottoposti ai controlli delle forze di polizia, ma continuiamo a lavorare in una situazione di incertezza permanente”, afferma Chiacchio. “Un imprenditore dovrebbe poter concentrare le proprie energie sul miglioramento della propria attività, sull’occupazione e sulla crescita dell’azienda, non vivere ogni giorno nell’attesa di nuove complicazioni”.
Secondo il presidente di AGSI, il vero nemico da combattere resta il mercato illegale. “Se non si capisce che il problema principale è l’illegalità e non gli operatori autorizzati, si rischia di ottenere l’effetto opposto rispetto a quello desiderato”, sostiene. “Chi sbaglia deve pagare e perdere le autorizzazioni, ma non si può trattare un intero settore come se fosse costantemente sotto accusa”.
Un altro tema richiamato è quello dei rapporti con il sistema bancario. Chiacchio evidenzia come molti operatori lamentino difficoltà nell’accesso ai servizi finanziari e nella gestione ordinaria dei rapporti con gli istituti di credito. Una situazione che, a suo giudizio, contribuisce ad alimentare la percezione di un comparto considerato problematico a prescindere dai comportamenti concreti delle singole imprese.
Per AGSI serve quindi un cambio di approccio. “Se esistono irregolarità vanno perseguite con fermezza. Ma non si può trasformare il sospetto in una condanna preventiva”, afferma. “Quando si continua a rappresentare il settore esclusivamente attraverso una lente negativa, si finisce per danneggiare anche chi opera correttamente e contribuisce alle entrate pubbliche”.
Nelle sue conclusioni, Chiacchio richiama anche il ruolo delle istituzioni. “Parliamo di un comparto che garantisce ogni anno miliardi di euro di gettito allo Stato e che opera all’interno di un sistema regolato e autorizzato. Se è un settore pubblico e legale, deve essere tutelato dalle istituzioni quando rispetta le regole”.
Per il presidente di AGSI, il futuro del comparto passa attraverso un equilibrio tra controlli rigorosi e certezza normativa. “Servono regole chiare, trasparenti e stabili. La politica ha tutto il diritto di fare le proprie scelte, ma deve ascoltare il settore e consentire agli operatori onesti di lavorare con serenità. Solo così si potrà rafforzare la legalità e impedire che l’incertezza continui ad alimentare il mercato illegale”.







