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Riordino gioco fisico, Vaccari (PD): “La politica sta rinviando da troppo tempo una scelta di responsabilità”

La riforma del gioco pubblico non può più essere rinviata e deve partire da una riduzione dell’offerta, dall’attuazione delle norme già approvate e da un pieno accesso ai dati per enti locali, associazioni e terzo settore. È quanto ha sostenuto il deputato del Partito Democratico Stefano Vaccari (in foto) intervenendo all’incontro “Riscrivere le regole del gioco d’azzardo per rimettere le persone al centro delle scelte politiche”, promosso dal Forum delle Associazioni Familiari.

Molti dei punti contenuti nella proposta predisposta dal Forum, ha spiegato Vaccari, coincidono con le battaglie portate avanti in Parlamento dall’intergruppo nato all’inizio della legislatura proprio con l’obiettivo di ricostruire uno “spirito costituente” sul tema dell’azzardo, richiamato anche dal cardinale Matteo Zuppi.

Secondo l’esponente dem, la politica ha oggi una responsabilità precisa: affrontare una questione che riguarda milioni di persone e che per troppo tempo è stata rinviata. Vaccari ha ricordato anche il lavoro svolto nella XVII legislatura in Commissione Antimafia, dove coordinò il comitato incaricato di indagare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore del gioco. Da quel percorso nacque una proposta di riforma organica, poi approvata dal Parlamento attraverso una risoluzione a larga maggioranza, ma rimasta senza seguito concreto.

Il deputato ha sottolineato come il settore sia stato riportato alla legalità alla fine degli anni Novanta, ma nel tempo si sia sviluppata una normativa frammentata, fatta di interventi parziali. Proprio in questi spazi, ha osservato, la criminalità organizzata ha continuato a inserirsi, facendo affari anche attraverso le pieghe del sistema legale.

Al centro dell’intervento anche il tema dei dati. Vaccari ha ricordato che nella legge delega fiscale era stata inserita, su proposta parlamentare, la disponibilità dei dati per associazioni, terzo settore ed enti locali. Una norma che, ha evidenziato, è già legge dello Stato ma che sarebbe rimasta sostanzialmente inattuata. Il deputato ha criticato in particolare una direttiva dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 13 maggio 2025, che a suo giudizio avrebbe limitato l’applicazione della disposizione richiamando il tema della privacy. Una scelta definita discutibile, sulla quale il Pd ha presentato interrogazioni parlamentari ricevendo, secondo Vaccari, risposte evasive.

Altro punto centrale è il divieto di pubblicità del gioco introdotto dal decreto Dignità. Per Vaccari, quella norma è stata progressivamente aggirata attraverso sponsorizzazioni che, pur non presentandosi formalmente come operatori di scommesse, richiamano comunque il mondo dell’azzardo. Il deputato ha citato anche il caso di una società di calcio di Serie A che avrebbe stretto accordi con una piattaforma basata sulla previsione di eventi, attività che in Italia richiederebbe una concessione pubblica.

Guardando alla riforma del gioco fisico, Vaccari ha denunciato l’assenza di un vero confronto comune. A suo avviso, il Governo avrebbe preferito incontri bilaterali con le diverse categorie, senza convocare un tavolo unitario. L’intergruppo parlamentare, ha ricordato, aveva avanzato alcune proposte condivise su pochi punti essenziali, ma dall’esecutivo non sarebbe arrivato alcun segnale.

Per il deputato del Pd, il punto di partenza resta la riduzione dell’offerta di gioco in tutte le sue forme. Senza questo passaggio, ha spiegato, ogni dichiarazione rischia di restare priva di effetti concreti. In questo senso ha criticato anche la scelta del Governo di autorizzare nuovi giochi, considerandola in contraddizione con l’obiettivo di contenere il fenomeno.

Vaccari ha infine richiamato le difficoltà della maggioranza nel trovare una sintesi sulla riforma del gioco fisico, anche alla luce delle soglie economiche previste per la partecipazione al nuovo sistema concessorio, che rischierebbero di escludere molti piccoli e medi operatori italiani. Il timore, ha concluso, è che anche questa legislatura perda l’occasione di arrivare a una riforma organica, capace di tenere insieme legalità, tutela della salute, controllo dell’offerta e responsabilità pubblica.

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