HomeApparecchi da intrattenimentoRiordino gioco fisico, il tempo è scaduto: senza riforma vincono l’online, il...

Riordino gioco fisico, il tempo è scaduto: senza riforma vincono l’online, il gioco solitario e l’illegalità

La scadenza della delega fiscale è ormai alle porte. Entro agosto dovrebbe essere completato il percorso di riordino del gioco pubblico previsto dal legislatore, ma il decreto dedicato al gioco fisico non è ancora arrivato al traguardo. Dopo la riforma del gioco online, il capitolo più delicato resta dunque sospeso e il rischio che i termini scadano senza l’approvazione della normativa attuativa appare oggi più concreto che mai.

Eppure il problema non è la scadenza in sé. Il problema è ciò che accade mentre la politica continua a discutere e il sistema continua a rimanere fermo.

Per anni il dibattito sul gioco pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sulla contrapposizione tra esigenze di tutela sanitaria e interessi economici del settore. Una lettura parziale che rischia di nascondere il vero effetto prodotto dall’assenza di una riforma organica: la progressiva distruzione della rete fisica legale e l’accelerazione della migrazione verso il gioco mediato da dispositivi digitali.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Le limitazioni introdotte negli anni da Regioni e Comuni, tra distanziometri, vincoli urbanistici e riduzioni degli orari di esercizio, hanno creato una frammentazione normativa senza precedenti. In molte aree del Paese gli operatori si sono trovati a lavorare in condizioni di estrema incertezza, senza sapere se e per quanto tempo avrebbero potuto mantenere aperti i propri punti vendita.

A pagare il prezzo più alto non sono stati i grandi gruppi industriali, dotati di strutture finanziarie in grado di assorbire gli effetti delle restrizioni. A scomparire sono stati soprattutto i piccoli operatori, le piccole imprese familiari, le attività radicate sul territorio che non hanno avuto la forza economica per sopportare una redditività sempre più compressa e un quadro regolatorio sempre più instabile.

Il risultato è stato un progressivo impoverimento della rete legale. Ma c’è un secondo effetto, ancora più importante, che troppo spesso viene ignorato.

Mentre il gioco fisico perdeva punti vendita e presenza sul territorio, il gioco online continuava a crescere. Certamente si tratta di un processo in parte fisiologico, comune a tutti i mercati interessati dalla trasformazione digitale. Tuttavia, la mancanza di una disciplina nazionale equilibrata per il gioco terrestre ha finito per accelerare ulteriormente questa transizione.

La domanda non è scomparsa. Si è semplicemente spostata. Il giocatore che non trova più un’offerta fisica facilmente accessibile non smette necessariamente di giocare. Guarda ancora alle offerte illecite e clandestine, dove trova condizioni economiche più convenienti, e sempre più spesso apre un’applicazione, accede a una piattaforma digitale e continua la propria esperienza attraverso uno smartphone, un tablet o un computer.

È qui che emerge il grande paradosso di questi anni. Molte delle misure introdotte con l’obiettivo di tutelare i giocatori hanno prodotto, nei fatti, un sistema che favorisce la progressiva solitudine del consumatore.

Nel punto vendita fisico esiste una dimensione relazionale. Esiste il contatto umano. Esistono operatori formati, controlli immediati, interazioni sociali e la possibilità di intercettare situazioni problematiche. Nel mondo digitale il rapporto diventa invece diretto ed esclusivo tra individuo e dispositivo.

Il giocatore è sempre più solo. Da una parte lui. Dall’altra lo schermo. Ventiquattro ore su ventiquattro. Sette giorni su sette. Senza alcun contesto sociale che possa rappresentare un elemento di osservazione o di contenimento.

Naturalmente le nuove tecnologie consentono strumenti avanzati di monitoraggio e analisi dei comportamenti. Gli algoritmi e i sistemi di intelligenza artificiale potranno offrire un contributo importante alla prevenzione. Ma sarebbe un errore pensare che questi strumenti possano sostituire completamente il valore di una rete territoriale presidiata e regolamentata.

Per questo il mancato riordino del gioco fisico non rappresenta soltanto un problema economico o amministrativo. Rappresenta il rischio di una sconfitta culturale. La sconfitta di un modello che aveva costruito nel tempo un equilibrio tra controllo pubblico, presenza sul territorio e tutela dei consumatori.

La sconfitta di migliaia di piccoli operatori espulsi dal mercato da anni di incertezza normativa. Ma soprattutto la sconfitta di tutte quelle associazioni, organizzazioni e realtà che da anni si battono per la tutela della salute dei giocatori.

Perché se l’obiettivo è proteggere le persone più vulnerabili, occorre interrogarsi sui risultati concreti ottenuti finora. Un giocatore isolato davanti a uno smartphone è davvero più tutelato di un giocatore inserito in un contesto fisico regolamentato e controllato?

È una domanda scomoda, ma inevitabile. La delega fiscale può scadere. I decreti possono essere rinviati. Le proroghe possono continuare. Ma il processo in corso non aspetta la politica.

Ogni mese che passa senza una riforma organica il gioco fisico perde ulteriormente terreno, il mercato si concentra nelle mani di pochi soggetti e la domanda si sposta sempre più verso forme di consumo individuali e digitali. Se il riordino non arriverà in tempo, il problema non sarà soltanto una riforma incompiuta.

Il problema sarà scoprire che il mercato si è già riorganizzato da solo. E che, nel frattempo, ad aver vinto sono stati il gioco solitario, la disintermediazione e, nelle aree più fragili, anche l’offerta illegale.

Altri articoli