La promessa era quella di guadagni facili attraverso le scommesse sportive. La realtà, secondo l’accusa, sarebbe stata una truffa durata meno di un mese ma costata alla vittima oltre 11 mila euro. Si è aperto davanti al Tribunale di Ancona il processo a carico di un ventisettenne siciliano accusato di truffa aggravata e continuata per avere convinto un uomo di Senigallia a effettuare decine di bonifici con la prospettiva di partecipare a un presunto gruppo specializzato in pronostici sportivi vincenti.
La vicenda, che richiama uno schema sempre più diffuso sui social network e sulle applicazioni di messaggistica istantanea, risale all’estate del 2023. Secondo quanto emerso in aula, il trentenne sarebbe stato contattato tramite WhatsApp da una persona che si presentava come esperta di scommesse sportive e in grado di garantire accesso a informazioni privilegiate e pronostici particolarmente redditizi.
Per rassicurare la potenziale vittima sulla propria affidabilità, l’interlocutore avrebbe inviato anche una copia del documento d’identità e gli estremi bancari sui quali effettuare i versamenti. Il meccanismo proposto era apparentemente semplice: entrare in un gruppo dedicato alle scommesse e seguire le indicazioni ricevute per ottenere profitti rapidi attraverso eventi sportivi di diversa natura, dal calcio al tennis, passando per il basket, il nuoto, la pallavolo e altre discipline.
L’uomo, alle prese in quel periodo con le spese per la ristrutturazione della propria abitazione, avrebbe deciso di fidarsi. Tra il 28 agosto e il 23 settembre 2023 ha così effettuato complessivamente 65 bonifici. I primi quaranta versamenti, per un totale di 6.100 euro, sarebbero stati accreditati su una carta prepagata. Successivamente sarebbero seguite altre venticinque operazioni bancarie per ulteriori 5.000 euro su un diverso conto corrente riconducibile all’imputato.
Secondo la ricostruzione della Procura, nessuno degli investimenti promessi avrebbe però prodotto alcun rendimento. La vittima non avrebbe mai ricevuto vincite né recuperato le somme versate. Ogni richiesta di chiarimento sarebbe stata rinviata o giustificata con nuove spiegazioni e ulteriori richieste di denaro.
La situazione sarebbe degenerata quando il trentenne ha deciso di interrompere i pagamenti e pretendere spiegazioni più precise. A quel punto, stando alla denuncia presentata ai carabinieri, sarebbero iniziate le minacce. L’imputato avrebbe contattato la vittima attraverso social network e posta elettronica, sostenendo di conoscere il suo indirizzo e i nominativi dei familiari e affermando che, in caso di mancato pagamento, si sarebbe rivolto direttamente a loro per recuperare il denaro.
Proprio queste presunte intimidazioni hanno spinto il trentenne a rivolgersi alle forze dell’ordine. Le indagini avrebbero consentito di identificare rapidamente il presunto responsabile grazie agli elementi forniti dalla stessa vittima, tra cui i codici Iban utilizzati per i bonifici e il documento d’identità inviato durante i contatti preliminari.
Nel corso della prima udienza la persona offesa, costituitasi parte civile, ha ripercorso davanti al giudice l’intera vicenda, spiegando di non avere mai conosciuto personalmente l’interlocutore e di essere stato convinto dalla prospettiva di ottenere guadagni attraverso un sistema apparentemente collaudato.
La difesa dell’imputato respinge le accuse. Il procedimento proseguirà nei prossimi mesi e il tribunale dovrà accertare se dietro la proposta di partecipazione al gruppo di pronostici si celasse effettivamente un meccanismo fraudolento finalizzato esclusivamente a ottenere denaro dalle vittime.
Il caso rappresenta l’ennesimo episodio legato ai cosiddetti servizi di tipster e gruppi di pronostici diffusi attraverso social network, applicazioni di messaggistica e piattaforme online, molto spesso non autorizzate. Un fenomeno che negli ultimi anni ha conosciuto una significativa espansione e che spesso fa leva sulla promessa di vincite facili e rendimenti elevati per attirare utenti inesperti o in difficoltà economica.
Le autorità e le associazioni dei consumatori ricordano da tempo che non esistono sistemi in grado di garantire vincite certe nelle scommesse sportive e invitano gli utenti a diffidare di chi promette guadagni sicuri in cambio di pagamenti anticipati, soprattutto quando le richieste arrivano attraverso canali informali come chat private, gruppi social o applicazioni di messaggistica.






