Per anni le principali dipendenze affrontate dai Serd sono state quelle legate alla droga, all’alcol e alla ludopatia. Oggi, però, il quadro sta cambiando rapidamente. Accanto alle forme tradizionali di dipendenza stanno emergendo nuove fragilità comportamentali che coinvolgono soprattutto adolescenti e giovanissimi: abuso dei social network, shopping compulsivo online, relazioni affettive tossiche nate sul web, trading ossessivo e perfino dipendenze collegate all’intelligenza artificiale.
È questo il quadro che emerge dal confronto tra operatori sanitari e comunità terapeutiche del Veneto, che lanciano un allarme sulla crescente difficoltà di intercettare il disagio giovanile attraverso strumenti ancora costruiti attorno a modelli pensati prevalentemente per gli adulti.
Secondo i dati illustrati dal Coordinamento regionale delle comunità terapeutiche Co.Ve.S.T., la fascia tra i 13 e i 15 anni rappresenta oggi una delle più esposte alle nuove dipendenze comportamentali, ma solo una minima parte dei ragazzi arriva realmente ai servizi di cura. In Veneto, nel 2025, le strutture residenziali e semiresidenziali dedicate alle dipendenze hanno accolto complessivamente 2.324 persone, ma appena 231 erano adolescenti di quell’età, circa il 10% del totale.
Numeri che, secondo gli operatori, non fotografano la reale dimensione del fenomeno. Il problema principale è che molte situazioni restano sommerse: i ragazzi tendono a isolarsi nelle proprie stanze, trascorrono ore davanti allo smartphone o al computer e sviluppano forme di dipendenza meno evidenti rispetto all’uso di sostanze o al gioco patologico tradizionale.
La ludopatia, infatti, continua a rappresentare una delle dipendenze più monitorate dai servizi territoriali, ma oggi viene affiancata da nuove forme di compulsione digitale che spesso si intrecciano tra loro. Sempre più frequenti i casi di poliassunzione comportamentale, dove utilizzo problematico dei social, gioco online, shopping compulsivo e dipendenza relazionale convivono nello stesso soggetto.
Gli operatori segnalano inoltre come il cambiamento sia stato accelerato dalla pandemia, che ha aumentato il tempo trascorso online e modificato profondamente le abitudini sociali degli adolescenti. In questo scenario i Serd e le comunità terapeutiche si trovano a fare i conti con modelli organizzativi considerati ormai superati rispetto alle nuove forme di disagio.
Tra le criticità evidenziate emerge anche la scarsità di strutture dedicate ai minori. In Veneto, secondo quanto spiegato dal Co.Ve.S.T., esisterebbe una sola comunità specificamente rivolta agli adolescenti. Una situazione che rende ancora più difficile costruire percorsi di presa in carico adeguati per ragazzi che spesso non riconoscono nemmeno di avere un problema.
Da qui la richiesta di una revisione del sistema regionale delle dipendenze, con un aggiornamento degli strumenti di intervento, della formazione degli operatori e delle modalità di intercettazione precoce del disagio giovanile. Le istituzioni regionali hanno annunciato l’intenzione di avviare un tavolo di lavoro per affrontare l’evoluzione delle cosiddette “new addiction” e raccogliere dati più dettagliati sul fenomeno.
Secondo gli esperti, infatti, le categorie tradizionali non bastano più a descrivere una realtà in continua trasformazione. Se in passato il confine tra dipendenza da sostanze e ludopatia appariva più definito, oggi il disagio giovanile si manifesta sempre più spesso attraverso comportamenti digitali compulsivi, relazioni virtuali patologiche e utilizzi estremi della tecnologia che rischiano di passare inosservati fino a quando la situazione non diventa critica.







