HomeApparecchi da intrattenimentoRiordino gioco fisico, il Governo: “Per Agcm nessuna criticità concorrenziale nelle concentrazioni...

Riordino gioco fisico, il Governo: “Per Agcm nessuna criticità concorrenziale nelle concentrazioni tra concessionari su AWP e Vlt”

Il riordino del gioco pubblico su rete fisica entra nel vivo del confronto politico e istituzionale. Oggi in Commissione Finanze della Camera è stata infatti discussa un’interrogazione presentata dai deputati del Partito Democratico Virginio Merola e Stefano Vaccari sul futuro assetto delle concessioni del comparto Awp e Vlt, uno dei capitoli più delicati dell’attuazione della delega fiscale sul gioco prevista dalla legge n. 111 del 2023.

L’interrogazione arriva in una fase particolarmente sensibile per il settore. Dopo il riordino del gioco online introdotto con il decreto legislativo n. 41 del 2024, il Governo si prepara infatti ad affrontare la riforma della rete fisica, con il termine ultimo per l’esercizio della delega fissato al 29 agosto 2026. Sul tavolo ci sono temi che da anni dividono politica, enti territoriali e operatori: distribuzione delle concessioni, concentrazione del mercato, distanze dai luoghi sensibili, ripartizione del gettito e futuro della filiera degli apparecchi da intrattenimento.

Nel testo depositato in Commissione, Merola e Vaccari evidenziano come il riordino sia ormai entrato in una “fase cruciale”, soprattutto alla luce delle indiscrezioni emerse nelle ultime settimane sulle possibili nuove soglie di concentrazione del mercato. Il riferimento è all’ipotesi, circolata negli ambienti del settore, di consentire a un singolo gruppo societario di detenere fino al 34% dei diritti complessivi relativi ai nulla osta Awp.

Si tratta di un tema centrale perché la distribuzione dei nulla osta rappresenta il vero indicatore del peso industriale dei concessionari nella rete del gioco fisico. Stabilire un limite massimo significa, di fatto, decidere quale potrà essere il grado di concentrazione del mercato nei prossimi anni e quali operatori avranno maggiore capacità di controllo della rete.

Nell’interrogazione, i deputati dem sottolineano che le conseguenze di tali scelte avranno effetti diretti su centinaia di piccole e medie imprese della filiera, a partire dalle concessionarie di rete e dagli operatori collegati alla gestione territoriale degli apparecchi.

Altro nodo evidenziato riguarda il ruolo delle Regioni e degli enti locali. Secondo i parlamentari, il riordino non potrà prescindere dalla definizione di un equilibrio tra normativa nazionale e regolamentazioni territoriali, soprattutto sul tema delle distanze dai luoghi sensibili, che negli ultimi anni hanno prodotto una forte frammentazione normativa sul territorio italiano.

Alla richiesta di chiarimenti ha risposto il sottosegretario all’Economia Sandra Savino, che ha fornito una fotografia aggiornata del settore dal punto di vista dei dati detenuti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Savino ha spiegato che ADM dispone delle informazioni relative ai nulla osta di messa in esercizio rilasciati a ciascun concessionario e che tali dati consentono di determinare il “peso specifico” dei singoli operatori, cioè la rispettiva quota di mercato.

La risposta del Governo ha però precisato che il calcolo delle quote non può limitarsi agli apparecchi Awp ma deve comprendere anche le Vlt, ossia gli apparecchi videoterminali previsti dall’articolo 110, comma 6, lettera b) del TULPS. La quota di mercato deve quindi essere calcolata considerando sia il numero dei nulla osta Awp sia il numero dei diritti Vlt detenuti da ciascun concessionario.

Il sottosegretario ha inoltre ricordato che le convenzioni di concessione oggi in vigore fissano un limite massimo del 25% del totale dei nulla osta Awp e del 25% dei diritti Vlt detenibili da ciascun concessionario.

Secondo i dati illustrati in Commissione, le quote più elevate attualmente registrate si attestano tra il 15% e il 16% nel comparto Awp e tra il 15% e il 20% nel settore delle Vlt.

Il passaggio più rilevante della risposta riguarda però la distinzione tra singolo concessionario e gruppo societario. Savino ha infatti osservato che il limite del 25% previsto dalle convenzioni è riferito formalmente al singolo concessionario e non tiene conto dell’evoluzione industriale del settore, caratterizzata negli anni dalla nascita di gruppi societari articolati e da operazioni di aggregazione.

Per questo motivo, ha spiegato il sottosegretario, ADM ha ritenuto non distorsivo della concorrenza il possesso da parte di un gruppo societario di una quota complessiva di mercato pari a circa il 31%.

Un’affermazione che assume particolare rilievo nel dibattito in corso perché sembra confermare un approccio più flessibile sul tema delle concentrazioni industriali rispetto alle soglie formalmente previste dalle convenzioni.

Savino ha inoltre richiamato le valutazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, nelle analisi svolte in occasione di operazioni societarie tra concessionari, non avrebbe rilevato criticità tali da compromettere la contendibilità del mercato.

Nel corso della risposta è stato affrontato anche il tema della gestione diretta e indiretta degli apparecchi, altro punto sensibile per gli operatori del settore. Sul tema, il Governo ha chiarito che ADM non dispone di dati specifici relativi alle società indirettamente gestite dai concessionari, poiché il rapporto concessorio viene considerato fiduciario esclusivamente tra Agenzia e concessionario titolare.

Secondo il Ministero, i soggetti terzi utilizzati dai concessionari nello svolgimento delle attività operative non rappresentano un elemento di rilevanza amministrativa tale da richiedere una specifica rilevazione autonoma.

La discussione odierna conferma dunque che il riordino del gioco fisico si avvia verso una fase decisiva, nella quale il confronto non riguarderà soltanto aspetti tecnici o fiscali, ma soprattutto la futura struttura industriale del comparto.

Il tema delle quote di mercato, delle concentrazioni societarie e della distribuzione dei nulla osta rischia infatti di diventare uno dei principali terreni di scontro tra esigenze di concorrenza, sostenibilità economica e tutela della pluralità degli operatori presenti nella filiera del gioco pubblico italiano.

Altri articoli