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Germania, assolta una pensionata accusata di gioco d’azzardo illegale online: “Non poteva sapere che il sito fosse senza licenza”

Una donna di 64 anni è stata assolta dal tribunale di Wangen, nel Baden-Württemberg, dopo essere finita sotto processo per aver partecipato a giochi online offerti da operatori privi di autorizzazione in Germania. Il caso riporta al centro del dibattito uno dei nodi più delicati della regolazione del gioco online tedesco: la difficoltà, per molti consumatori, di distinguere tra siti autorizzati e piattaforme non abilitate sul mercato nazionale.

Secondo l’accusa, la pensionata avrebbe partecipato nel corso del 2023 a diverse lotterie e scommesse sportive tramite portali internet senza licenza tedesca. Le puntate contestate erano generalmente di importo contenuto, nell’ordine di poche decine di euro. In un’occasione, però, la donna avrebbe vinto oltre 17mila euro attraverso una piattaforma che non dispone di autorizzazione per operare legalmente in Germania.

La Procura aveva inizialmente emesso un decreto penale, ma l’imputata si è opposta chiedendo il processo. Durante l’udienza, la donna ha ammesso di aver giocato, spiegando però di essere convinta che il servizio fosse legale. Prima di utilizzare i siti online, ha raccontato di acquistare soltanto gratta e vinci nei punti vendita tradizionali. Durante la pandemia avrebbe poi iniziato a frequentare le piattaforme digitali.

Davanti al giudice ha sostenuto di aver letto le condizioni generali del servizio e di aver verificato la presenza di una licenza sul sito, ritenendo quindi che l’attività fosse regolarmente autorizzata. Anche i pagamenti e i prelievi sarebbero avvenuti senza problemi, rafforzando l’idea di trovarsi davanti a un operatore affidabile.

La difesa ha insistito proprio su questo aspetto: molti siti, pur non essendo autorizzati in Germania, si presentano con un’immagine estremamente professionale. Utilizzano interfacce completamente in lingua tedesca, mostrano licenze rilasciate da Malta o Cipro e spesso ricorrono a testimonial conosciuti per trasmettere credibilità agli utenti. Elementi che, secondo il legale, possono facilmente indurre in errore i giocatori meno esperti.

Dal 2021, con l’entrata in vigore del nuovo Glücksspielstaatsvertrag, gli operatori online possono offrire giochi in Germania soltanto se in possesso di una licenza rilasciata dalle autorità tedesche. A vigilare sul mercato è la Gemeinsame Glücksspielbehörde der Länder (GGL), l’autorità comune dei Länder, che pubblica una whitelist ufficiale degli operatori autorizzati.

Nella pratica, però, il sistema continua a generare confusione. Molti siti privi di autorizzazione nazionale fanno leva su licenze europee ottenute in altre giurisdizioni UE, che tuttavia non consentono automaticamente di operare sul mercato tedesco. Una distinzione che, come emerso nel processo di Wangen, non è sempre chiara agli utenti.

Anche un agente di polizia ascoltato come testimone ha riconosciuto in aula che per i giocatori può essere difficile comprendere quali piattaforme siano effettivamente autorizzate. Le indagini, ha spiegato, vengono spesso avviate nell’ambito di attività del Landeskriminalamt legate al contrasto del riciclaggio e del gioco illegale. Quando la donna era stata contattata dagli investigatori, sarebbe rimasta “completamente scioccata”.

Alla fine, la stessa Procura ha chiesto l’assoluzione, ritenendo assente l’elemento soggettivo del reato. Secondo l’accusa, la pensionata era realmente convinta di utilizzare un’offerta legale. La giudice ha condiviso questa interpretazione, stabilendo che non fosse dimostrabile una condotta dolosa. Il verdetto è stato quindi di assoluzione piena.

La vicenda evidenzia ancora una volta uno dei problemi centrali del sistema regolatorio europeo del gioco online: la trasparenza verso il consumatore. Sebbene la whitelist della GGL rappresenti uno strumento ufficiale di orientamento, molti utenti continuano ad arrivare ai siti di gioco attraverso pubblicità online, motori di ricerca o piattaforme dall’aspetto apparentemente regolare, senza verificare l’effettiva validità della licenza per il mercato tedesco.

Redazione Jamma
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