È stata pubblicata al Senato la pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (causa C-589/25) riguardante la compatibilità della normativa italiana sulla raccolta scommesse con il diritto dell’Unione. Il documento (Doc. XIX, n. 110), comunicato alla Presidenza il 10 aprile 2026 e assegnato alle Commissioni permanenti 1ª, 2ª, 4ª, 6ª e 9ª, esamina nello specifico il sistema che subordina l’attività al possesso congiunto di una concessione statale e di un’autorizzazione di polizia.
L’atto scaturisce dalla controversia tra il Ministero dell’interno (Questura di Ragusa) e TV, legale rappresentante della società 23 PLAY Srls, a seguito del diniego dell’autorizzazione di polizia per l’esercizio della raccolta scommesse per conto della Stanleybet Malta Limited. La domanda di pronuncia pregiudiziale era stata proposta dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana per verificare se gli articoli 49 e 56 TFUE ostino a tali restrizioni nazionali.
La Corte ha deciso di statuire ai sensi dell’articolo 99 del proprio regolamento di procedura, ritenendo la risposta al quesito chiaramente desumibile dalla giurisprudenza esistente. Nel merito, i giudici europei hanno ribadito che il diritto dell’Unione non osta, in linea di principio, a una normativa nazionale che impone il “doppio binario” autorizzativo.
Tale regime è stato giudicato compatibile in quanto giustificato da motivi imperativi di interesse generale, con particolare riferimento alla prevenzione dei reati e alla lotta contro la criminalità organizzata nel settore dei giochi d’azzardo. L’ordinanza sottolinea inoltre che la sorveglianza dell’autorità di pubblica sicurezza contribuisce efficacemente a evitare che gli operatori siano implicati in attività criminali. Spetterà ora al giudice nazionale trarre le conseguenze concrete nella controversia pendente sulla base degli elementi interpretativi forniti.
Di seguito, l’ordinanza integrale pubblicata al Senato:







