La Turchia intensifica la stretta sul gioco illegale online e colpisce al cuore il sistema: i pagamenti. Con due operazioni su larga scala, le autorità hanno smantellato una rete finanziaria attraverso cui transitavano oltre 900 milioni di dollari, portando a un’ondata di arresti e a un nuovo capitolo nella strategia di contrasto all’iGaming non autorizzato.
Nel complesso, sotto indagine sono finite 134 persone, di cui 111 arrestate nel corso della prima operazione coordinata dalla procura di Diyarbakir insieme alle unità specializzate nei reati informatici. I raid hanno interessato 41 province e, secondo gli inquirenti, hanno colpito un’organizzazione che gestiva i flussi di pagamento per piattaforme di gioco illegali, facilitando trasferimenti per circa 800 milioni di dollari. Le accuse vanno dall’intermediazione finanziaria a favore di operatori non autorizzati fino al riciclaggio di denaro.
L’intervento ha portato anche al congelamento di 190 conti bancari e wallet in criptovalute, oltre al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 240 mila dollari, tra cui veicoli e terreni. Un segnale chiaro della volontà di agire non solo sui flussi, ma anche sugli asset accumulati.
Parallelamente, un secondo filone investigativo avviato dalla procura di Istanbul ha riguardato 23 soggetti legati al servizio di pagamento MYPAYZ, la cui infrastruttura sarebbe stata utilizzata per processare transazioni destinate a bookmaker non regolamentati. In questo caso, il volume complessivo delle operazioni supera i 111 milioni di dollari. Le attività investigative si sono estese a sei province, portando all’arresto di 15 persone, mentre altre sono state sottoposte a misure di controllo giudiziario e un sospettato risulta ancora ricercato.
Il caso MYPAYZ si inserisce in un contesto già segnato da interventi regolatori. Il 28 gennaio 2026 la Banca centrale turca aveva revocato alla società la licenza per i servizi di moneta elettronica e pagamento, in una fase in cui l’azienda era già avviata alla liquidazione. Le motivazioni ufficiali non sono state rese pubbliche, ma l’operazione giudiziaria ne chiarisce oggi il possibile contesto.
Queste azioni si collocano in una strategia più ampia perseguita da Ankara negli ultimi anni. In Turchia, il mercato legale del gioco online è limitato al monopolio statale İddaa, mentre tutti gli altri operatori sono considerati illegali. Di fronte alla difficoltà di bloccare direttamente le piattaforme, le autorità hanno progressivamente spostato il focus sulla loro infrastruttura finanziaria, individuata come il vero punto vulnerabile.
Non è un caso che, a partire dal 2025, diverse società fintech siano finite sotto indagine, con procedimenti che hanno coinvolto dirigenti e operatori di servizi di pagamento. L’obiettivo è chiaro: rendere sempre più difficile, se non impossibile, garantire canali stabili e affidabili per depositi e prelievi.
Le conseguenze per il mercato illegale sono significative. La chiusura dei canali di pagamento costringe gli operatori a riorganizzare continuamente le proprie infrastrutture, aumentando i costi operativi e riducendo l’efficienza dei servizi. Ne risentono soprattutto le dinamiche lato utente: calano i tassi di conversione nei depositi, si allungano i tempi di pagamento e cresce il rischio di abbandono già nelle fasi iniziali dell’esperienza di gioco.
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