Si accende a Westminster il confronto sulla pubblicità del gioco d’azzardo, tema sempre più centrale nel dibattito pubblico britannico. Nel corso di una sessione dedicata della Westminster Hall, deputati di diversi schieramenti hanno messo a fuoco una questione che tocca contemporaneamente salute pubblica, libertà economica e sostenibilità del settore.
Ad aprire il dibattito è stato il laburista Alex Ballinger, che ha portato all’attenzione dell’aula i risultati di un recente report del gruppo parlamentare trasversale sulla riforma del gioco. Il quadro delineato è netto: la pubblicità del gambling è ormai “ovunque”, dalla televisione ai social media, dagli stadi alle piattaforme digitali frequentate dai più giovani. Un’esposizione massiccia, secondo Ballinger, che contribuirebbe a normalizzare il gioco e ad alimentare il rischio di dipendenza, soprattutto tra i minori.
I numeri citati nel corso del dibattito fotografano la dimensione del fenomeno: circa l’80% dei bambini nel Regno Unito sarebbe esposto a messaggi pubblicitari legati al gioco, mentre la spesa complessiva dell’industria per marketing e advertising si aggirerebbe intorno ai 2 miliardi di sterline annui. Da qui la richiesta di un cambio di passo, con restrizioni più incisive, a partire dal divieto di pubblicità prima delle 21 e dallo stop alle sponsorizzazioni sportive, salvo alcune eccezioni come le corse ippiche.
Una linea condivisa anche da parte del fronte laburista e da esponenti di altri partiti, che leggono il tema in chiave di salute pubblica. L’argomento è chiaro: come già avvenuto per tabacco e junk food, anche per il gioco sarebbe necessario adottare un approccio precauzionale, limitando l’esposizione dei più giovani a contenuti potenzialmente dannosi. Il riferimento è a un sistema attuale ritenuto troppo basato su autoregolamentazione e codici volontari, giudicati insufficienti a contenere l’impatto reale della pubblicità.
Non tutti, però, condividono questa impostazione. Dal fronte conservatore è emersa una posizione più prudente, attenta alle possibili conseguenze economiche e regolatorie di un giro di vite troppo severo. Charlie Dewhirst ha sottolineato il ruolo cruciale che il gioco legale e regolamentato svolge nell’economia britannica e, soprattutto, nel finanziamento dello sport. Premier League, ippica e discipline minori dipendono in misura significativa dalle sponsorizzazioni del settore, con il rischio che restrizioni drastiche possano avere effetti a catena su occupazione e investimenti.
Ma il punto più delicato riguarda il cosiddetto “black market”. Secondo diversi interventi, il vero pericolo sarebbe lo spostamento della domanda verso operatori illegali o non regolamentati, già oggi in forte crescita soprattutto online. Alcune stime citate in aula indicano che fino alla metà della pubblicità del gioco nel Regno Unito potrebbe provenire da operatori non autorizzati, con una tendenza destinata ad aumentare nei prossimi anni.
In questo scenario, limitare ulteriormente la visibilità degli operatori autorizzati rischierebbe, secondo i critici, di rendere ancora più difficile per i consumatori distinguere tra offerta legale e illegale, finendo per rafforzare proprio quei soggetti che sfuggono a qualsiasi controllo, non applicano tutele e non contribuiscono al gettito fiscale.
Il governo, intervenuto nel dibattito con la sottosegretaria Lilian Greenwood, ha cercato di mantenere una posizione di equilibrio. Da un lato, l’esecutivo riconosce la necessità di rafforzare le protezioni per i soggetti vulnerabili, in particolare giovani e giocatori a rischio. Dall’altro, ribadisce il valore economico e sociale di un’industria regolamentata, sottolineando come il sistema britannico preveda già norme stringenti, applicate dall’Advertising Standards Authority e dalla Gambling Commission.
Negli ultimi anni sono state introdotte diverse misure, tra cui il divieto di pubblicità durante eventi sportivi trasmessi prima delle 21 e limiti più severi sull’uso di influencer e contenuti digitali. Inoltre, dal 2026 entrerà in vigore il bando alle sponsorizzazioni sulle maglie della Premier League. Parallelamente, il governo ha rafforzato le azioni contro il mercato illegale, con risorse aggiuntive e una task force dedicata.
Resta però aperta la questione di fondo: come trovare un equilibrio tra tutela della salute pubblica e sostenibilità del mercato regolato. Il dibattito parlamentare ha mostrato chiaramente come non esista, almeno per ora, una soluzione condivisa. Da una parte, cresce la pressione per interventi più radicali; dall’altra, il timore di effetti indesiderati, primo fra tutti l’espansione dell’offerta illegale.
Il confronto è destinato a proseguire, anche alla luce del rafforzamento della base di dati e delle analisi che il governo intende sviluppare nei prossimi mesi. Sul tavolo resta una domanda cruciale: intervenire di più o intervenire meglio. In gioco non c’è solo la regolazione della pubblicità, ma il futuro stesso del modello di governance del gioco nel Regno Unito.







