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Scommesse, Sportradar nella bufera. Il CEO Koerl risponde: “Attacco infondato per manipolare il mercato”

Una bufera mediatica si abbatte su Sportradar e il titolo crolla in Borsa. Il gruppo svizzero, tra i principali fornitori globali di dati e tecnologia per le scommesse sportive, ha respinto con decisione le accuse contenute in alcuni report pubblicati nei giorni scorsi, parlando di informazioni inesatte e di un attacco costruito per influenzare il mercato.

Secondo quanto emerso, i report metterebbero in dubbio il modello di business della società e, soprattutto, ipotizzerebbero rapporti con centinaia di operatori di gioco non autorizzati. In particolare, si farebbe riferimento a circa 270 siti illegali che utilizzerebbero strumenti, dati o servizi riconducibili a Sportradar. A rafforzare le accuse, anche le dichiarazioni attribuite a un ex dipendente, secondo cui una parte significativa dei ricavi deriverebbe proprio da questi rapporti.

La replica della società è stata immediata. In una nota ufficiale, Sportradar ha respinto “in modo inequivocabile” le affermazioni contenute nei report, definendole frutto di una scarsa comprensione del settore e del proprio ruolo nella filiera del betting. Il gruppo ha ribadito di operare esclusivamente con operatori dotati di licenza e di applicare standard rigorosi di compliance e due diligence in tutti i mercati in cui è presente.

A intervenire direttamente è stato anche l’amministratore delegato Carsten Koerl, che in una lettera aperta ha parlato apertamente di “attacco infondato” da parte di short seller interessati a generare panico e a trarre profitto dal calo del titolo. Le accuse sono state definite “false, mal documentate e deliberatamente fuori contesto”.

Koerl ha respinto anche le ricostruzioni che lo riguardano personalmente, incluse quelle su presunti legami con oligarchi russi. Il CEO ha chiarito di aver detenuto in passato una partecipazione in una società di scommesse regolamentata, poi ceduta senza realizzare profitti quando il contesto geopolitico è cambiato.

Nel mirino degli short seller ci sarebbe anche la qualità delle informazioni finanziarie. Su questo punto, Sportradar ha difeso la propria posizione, sottolineando che i bilanci sono sottoposti a revisione indipendente e che tutte le comunicazioni a investitori e autorità sono conformi agli standard richiesti.

L’impatto sul mercato è stato immediato. Dopo la diffusione dei report, il titolo Sportradar ha registrato forti vendite, arrivando a perdere fino al 30% nel corso della seduta del 23 aprile, per poi chiudere comunque in calo di circa il 23% rispetto all’apertura. Un movimento che riflette la sensibilità degli investitori rispetto a temi come governance, trasparenza e gestione dei partner commerciali.

Il caso si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso le società che operano nella filiera del betting, in particolare quelle quotate. Fornitori come Sportradar occupano una posizione centrale, collaborando con operatori, leghe e federazioni in diversi mercati regolati. Proprio per questo, eventuali criticità legate alla compliance o all’integrità possono avere effetti immediati sulla fiducia del mercato.

Non è un caso che la società abbia voluto ribadire anche il proprio ruolo nelle attività di monitoraggio e prevenzione delle frodi, ricordando l’esistenza di strutture interne dedicate all’individuazione di utilizzi illegali dei dati. Un aspetto che resta centrale, soprattutto in una fase di espansione internazionale e di crescente pressione regolatoria.

Al momento Sportradar non ha annunciato azioni legali contro gli autori dei report né ulteriori iniziative. Ma la linea è chiara: difendere la propria reputazione e rassicurare investitori e partner in un momento in cui la fiducia del mercato si dimostra particolarmente volatile.

Redazione Jamma
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