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Ingrado spiega il “metodo infallibile” del trading: la storia di Marco tra illusioni e perdite

Marco ha 28 anni, un lavoro stabile come tecnico informatico, una relazione e una vita apparentemente equilibrata. Tutto comincia in modo quasi banale: il racconto di un amico sui guadagni con Bitcoin, un video su YouTube che promette accessibilità universale al trading, un corso online a basso costo che garantisce risultati certi in pochi mesi. Spinto dalla curiosità, apre un conto su una piattaforma di CFD e deposita 500 franchi. Dopo due settimane il saldo sale a 720. Non è solo una questione economica: è la sensazione di aver scoperto un meccanismo che altri ignorano.

Da quel momento il trading diventa centrale nella sua quotidianità. Le giornate iniziano all’alba per seguire i mercati internazionali e proseguono con controlli continui durante le pause e la sera. La prima perdita significativa, 1.800 franchi in una notte, non rappresenta un freno ma un incentivo a rilanciare. Marco raddoppia le operazioni, recupera temporaneamente, poi perde di nuovo. Apre nuovi conti su altre piattaforme, si espone anche al trading di criptovalute con leva finanziaria, aumentando i rischi.

La situazione si aggrava quando iniziano i prestiti. Prima piccoli importi chiesti agli amici, giustificati come opportunità sicure, poi l’utilizzo dei risparmi personali. Infine, un credito al consumo di 15.000 franchi, motivato alla compagna come investimento formativo. In questa fase, Marco non si percepisce come una persona in difficoltà, ma come qualcuno a un passo dal successo, convinto che basti un’operazione vincente per sistemare tutto.

Il caso riflette dinamiche ben note nella letteratura clinica sul trading problematico. L’illusione di controllo e la rincorsa delle perdite rappresentano fattori centrali che alimentano il comportamento. La difficoltà maggiore risiede nel riconoscere il problema: ammetterlo significa rinunciare all’idea di poter recuperare autonomamente. Intanto, il costo reale si accumula in modo silenzioso: perdite economiche, tempo sottratto al lavoro e alle relazioni, disturbi del sonno e ansia costante.

Come in altre forme di dipendenza, il primo passo è riconoscere che il cosiddetto “metodo infallibile” non esiste. Il secondo è chiedere aiuto, superando vergogna e timori. Esistono servizi anonimi e gratuiti in grado di offrire supporto, come Ingrado – Servizi per le dipendenze, Settore Disturbi Comportamentali GAT-P.

Quella di Marco è una storia costruita a fini illustrativi, ma basata su dinamiche reali osservate nella pratica clinica. Un esempio che mette in luce quanto il confine tra investimento e dipendenza possa diventare sottile, soprattutto quando si alimenta l’illusione di un controllo che, nei fatti, sfugge progressivamente di mano.

Redazione Jamma
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