HomeAttualitàTribunale di Roma: forniva piattaforme di gioco illegali, esclusa l'associazione a delinquere

Tribunale di Roma: forniva piattaforme di gioco illegali, esclusa l’associazione a delinquere

Depositata in data 3 aprile 2026 la motivazione di ben 297 pagine, con cui il Tribunale della Capitale ha definito il processo Jackpot, iniziato a seguito di numerosi arresti effettuati nel febbraio 2020. Il processo ha coinvolto numerosi imputati e, oltre a diversi delitti in materia di gioco e scommesse, ha riguardato reati di associazione a delinquere, estorsione e riciclaggio, ritenuti aggravati in alcuni casi dal cosiddetto metodo mafioso. Spicca, tra le varie decisioni, l’assoluzione con formula ampia “il fatto non sussiste”, in favore di noto imprenditore del settore del gaming, fornitore di piattaforme e totem, assistito dall’avv.Marco Ripamonti del Foro di Viterbo, accusato di aver partecipato all’associazione a delinquere, mediante la fornitura sistematica di software di giochi d’azzardo illeciti, installati su piattaforma informatica e raggiungibili mediate totem e tablet, il quale avrebbe fornito al sodalizio anche numeri telefonici su utenze inglesi non intercettabili.

Tale attività era stata, peraltro, oggetto di numerose intercettazioni intercorse tra il fornitore ed il presunto capo del sodalizio associativo.

Nonostante la consistente richiesta di condanna formulata dalla Procura della Repubblica contro il fornitore di piattaforme, il Collegio romano, in accoglimento delle tesi del difensore avv.Marco Ripamonti, ha mandato assolto l’imputato. A sostegno dell’accusa il PM aveva anche prodotto gli atti di altro procedimento in Messina, in cui il fornitore di giochi risultava in precedenza accusato di fare parte di ulteriore associazione a delinquere ed implicato per le medesime attività di fornitura in favore di un noto clan mafioso messinese, sostenendo come l’imputato operasse sistematicamente in tal modo, modificando mediante aggiornamenti tecnici il sistema di cui era titolare, per renderlo sempre più insidioso e in linea, per quanto possibile, con la normativa, quindi meno attaccabile.

La difesa, nella propria arringa, ha tra l’altro valorizzato in senso opposto al pm la stessa circostanza che l’imputato fornisse lo stesso prodotto a più sodalizi, a dimostrazione che stesso fosse “cittadino del mondo”, come affermato dallo stesso avvocato Marco Ripamonti nella discussione finale,  e come ciò lo escludesse, conseguentemente, dalla appartenenza sia all’una, che all’altra associazione, per ragioni in fatto ed in diritto e in forza di giurisprudenza illustrata dal medesimo difensore.

Il Collegio romano ha, pertanto, pronunciato sentenza assolutoria circa l’estraneità dell’imputato all’associazione.

Molto soddisfatto si è dichiarato il professionista viterbese.

Redazione Jamma
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