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Petrucci (FIP) riapre il fronte scommesse: “Quota allo sport e stop al Decreto Dignità sul betting”

Il tema delle scommesse torna al centro del dibattito sportivo e politico italiano, questa volta attraverso le parole di Gianni Petrucci (in foto). In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il presidente della Federbasket interviene sulla futura governance della Figc, ma soprattutto riporta in primo piano una questione che da anni attraversa il sistema sportivo: il rapporto tra sport, risorse economiche e regolazione del betting.

Il punto di partenza è chiaro. Secondo Petrucci, il futuro presidente della Federcalcio dovrà necessariamente avere un rapporto solido con il governo, perché oggi le principali leve economiche dello sport passano da lì. Un’affermazione che va oltre la semplice dinamica elettorale e che riflette una trasformazione più profonda: l’autonomia dello sport, osserva, si è progressivamente ridotta, mentre il ruolo dello Stato nella gestione delle risorse è diventato centrale.

È in questo contesto che si inserisce il nodo delle scommesse. Petrucci non si limita a evocare genericamente la necessità di maggiori fondi, ma indica esplicitamente due strumenti: da un lato una quota della raccolta del betting destinata allo sport, dall’altro il superamento del Decreto Dignità per quanto riguarda le sponsorizzazioni.

La richiesta di una redistribuzione delle entrate generate dal gioco pubblico non è nuova, ma torna con forza nel momento in cui anche il calcio rivendica maggiore sostegno economico. Il presidente della Federbasket sottolinea come le esigenze del basket siano le stesse del calcio, evidenziando una convergenza tra discipline che potrebbe rafforzare la pressione sul decisore politico.

Ancora più netta è la posizione sul Decreto Dignità. Petrucci parla apertamente della necessità di “archiviare” il divieto di sponsorizzazioni legate al betting, una misura introdotta con l’obiettivo di limitare l’esposizione al gioco d’azzardo ma che, secondo molte federazioni, ha avuto effetti rilevanti sui ricavi dei club e delle leghe. Il passaggio più significativo è quello in cui richiama il passato: quando lo Stato voleva contrastare il gioco illegale, dice, aveva trovato proprio nello sport un alleato, mentre oggi lo stesso settore viene escluso da una delle principali fonti di finanziamento.

Il riferimento implicito è a una contraddizione che da tempo anima il dibattito. Da un lato il sistema regolato delle scommesse rappresenta una componente rilevante dell’economia pubblica, dall’altro lo sport professionistico fatica ad accedere direttamente a queste risorse, sia sotto forma di sponsorizzazioni sia attraverso meccanismi di redistribuzione.

Non a caso, Petrucci allarga il discorso anche ad altri strumenti fiscali, come il Decreto Crescita e il tax credit, evidenziando come il comparto sportivo si senta penalizzato rispetto ad altri settori dell’intrattenimento. Ma è proprio il capitolo betting a rappresentare il punto più sensibile, perché incrocia temi economici, regolatori e sociali.

Redazione Jamma
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