Un fenomeno diffuso, radicato nei contesti sociali e familiari e capace di riflettere disuguaglianze profonde. È il quadro che emerge dalla ricerca “Valutazione del fenomeno del gioco minorile con vincita in denaro a Napoli”, promossa dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II e presentata il 16 aprile 2026 presso il Chiostro dei Santi Marcellino e Festo.
L’indagine, diretta dal professor Luigi Caramiello e realizzata da un’équipe accademica con il supporto dell’Istituto Noto Sondaggi, fotografa una realtà significativa: il 34% dei minori napoletani dichiara di aver partecipato ad attività di gioco con vincita in denaro almeno una volta nell’ultimo anno. Il dato, di per sé rilevante, si inserisce in un contesto più ampio in cui il gioco appare sempre più normalizzato, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti.
Dal punto di vista sociologico, il fenomeno non può essere ridotto a una semplice trasgressione individuale. La ricerca evidenzia infatti il peso determinante dei fattori relazionali. Il gruppo dei pari rappresenta il principale canale di accesso al gioco, seguito dal contesto familiare, mentre una parte consistente dei giovani associa queste pratiche a dinamiche di accettazione sociale. In questo quadro, emergono connessioni con altri comportamenti a rischio, tra cui il consumo di tabacco ed energy drink.
Un ruolo sempre più rilevante è giocato anche dall’ambiente digitale. Le piattaforme online, le challenge e i sistemi di acquisto come le loot box contribuiscono a rendere il gioco familiare e accessibile, senza sostituire però del tutto i contesti fisici. Si tratta piuttosto di un processo di esposizione progressiva che favorisce la normalizzazione dell’azzardo già in età precoce.
Non meno preoccupante è il livello di consapevolezza. Circa la metà dei minori intervistati non è in grado di distinguere tra gioco legale e illegale, mentre la percezione dei divieti appare frammentata. Il tema dei rischi viene affrontato prevalentemente in ambito familiare, con un ruolo più marginale della scuola e dei pari, evidenziando una lacuna nei percorsi educativi strutturati.
Lo studio analizza inoltre il fenomeno alla luce delle condizioni socio-economiche del territorio. Disuguaglianze educative e reddituali incidono in modo significativo sull’avvicinamento al gioco, rendendolo anche un indicatore delle vulnerabilità presenti nella città. In questo senso, Napoli rappresenta un contesto particolarmente sensibile, dove fattori culturali e fragilità sociali si intrecciano.
A partire da queste evidenze, i ricercatori propongono un modello di intervento definito “Rete multilivello di protezione dei minori”. L’obiettivo è costruire una risposta integrata che coinvolga scuole, famiglie, istituzioni e operatori del settore, attraverso azioni coordinate sul piano educativo, formativo e comunicativo. Il rafforzamento della prevenzione, la maggiore informazione e una più chiara regolamentazione dei punti di gioco sono indicati come passaggi fondamentali per contrastare il fenomeno.
Il convegno, aperto dai saluti del rettore Matteo Lorito e della direttrice del dipartimento Dora Gambardella, ha vede la partecipazione di accademici, rappresentanti istituzionali e operatori del settore. Un confronto che ha messo al centro l’urgenza di interventi sistemici e condivisi, in grado di affrontare una realtà complessa e in continua evoluzione.






