Nel caso Global Starnet, il Governo ricostruisce una vicenda complessa, segnata da contenziosi, interventi giudiziari e azioni di recupero erariale. È quanto emerge dalla risposta della sottosegretaria al MEF, Lucia Albano, a un’interrogazione presentata dal Partito Democratico sulla gestione della rete degli apparecchi da intrattenimento.
Albano ha chiarito innanzitutto che la società non è stata destinataria di una semplice sanzione amministrativa, ma di una condanna della Corte dei Conti per danno da disservizio, legata al mancato svolgimento delle attività di controllo pubblico sul gioco. All’epoca dei fatti, Global Starnet operava in Italia attraverso una stabile organizzazione titolare di concessione per la gestione della rete telematica degli apparecchi. Concessione poi revocata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel marzo 2017, con un provvedimento divenuto definitivo solo nel maggio 2023, al termine di un lungo contenzioso.
Sul piano del recupero delle somme dovute, la sottosegretaria ha evidenziato come ADM, in qualità di soggetto danneggiato, abbia attivato gli strumenti previsti dalla normativa. “Sono state trattenute somme per un importo di poco superiore a 153 milioni di euro”, ha riferito, precisando che le attività di riscossione hanno subito inizialmente uno stop a causa del sequestro preventivo dell’azienda disposto nell’ambito del procedimento penale.
Il quadro si è poi evoluto con il dissequestro dei beni aziendali nel settembre 2025, pur in presenza di una confisca disposta dal Tribunale di Roma nell’aprile 2024 e ancora oggetto di giudizio. Venuto meno il divieto di azioni esecutive previsto dal codice antimafia, l’Agenzia ha riattivato le procedure di recupero, procedendo anche al pignoramento dei conti correnti e delle partecipazioni societarie riconducibili a Global Starnet.
Nel frattempo, è stata costituita una nuova società, Global Starnet Srl, su autorizzazione della Corte d’Appello di Roma nel marzo 2025. Si tratta di un passaggio funzionale a garantire la continuità aziendale durante la fase di amministrazione giudiziaria. Albano ha precisato che la nuova società “non ha richiesto né ottenuto alcuna concessione di gioco pubblico”, ma svolge attività in continuità con quelle già affidate agli amministratori giudiziari, sotto il controllo dell’autorità giudiziaria.
Quanto alla richiesta della società originaria di rateizzare il debito erariale in vent’anni, la risposta è stata negativa. “L’Agenzia ha respinto l’istanza, non sussistendo le condizioni previste dalla normativa vigente”, ha spiegato la sottosegretaria.
Infine, è stato chiarito anche il quadro relativo alle partecipazioni societarie: le quote della nuova società, inizialmente sequestrate, sono state successivamente pignorate a tutela del credito erariale e affidate a un custode giudiziario, che ha confermato alla guida della società gli amministratori giudiziari già nominati.
Dalla ricostruzione del Governo emerge quindi una gestione fortemente condizionata dagli interventi della magistratura, in cui l’obiettivo principale resta la tutela dell’interesse pubblico, sia in termini di continuità operativa della rete degli apparecchi sia di recupero delle risorse dovute all’erario.







