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Employer branding nel gaming, Romano (Codere Italia): “Una sfida doppia tra percezione negativa e coerenza interna”

Nel settore del gaming, costruire un employer branding efficace significa prima di tutto confrontarsi con un limite strutturale: la percezione negativa che ancora accompagna l’intero comparto. È da qui che è partita la riflessione di Imma Romano (in foto), direttrice relazioni istituzionali di Codere Italia, intervenuta nella sessione dedicata al tema nell’ambito dell’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma.

“Partiamo da un bias iniziale molto forte”, ha spiegato, osservando come il gioco, al pari di altri settori come il tabacco, sia spesso percepito come qualcosa di problematico. Una condizione che rende più complesso attrarre talenti e costruire una reputazione solida come datore di lavoro. “Dobbiamo fare un doppio salto”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di allineare comunicazione interna ed esterna.

Il primo nodo riguarda proprio l’attrazione delle persone. “Chi viene a fare un colloquio ha sempre quel pensiero: dove sto andando a lavorare?”, ha raccontato, richiamando un dubbio diffuso che accompagna molti candidati. Da qui l’esigenza di spiegare con chiarezza che si tratta di un settore regolamentato e legale, superando quella “linea grigia” che ancora oggi ne condiziona l’immagine.

La risposta, secondo Romano, sta nella costruzione di una narrazione credibile. “Dobbiamo raccontare quello che siamo davvero”, ha affermato, mettendo in guardia da strategie comunicative troppo distanti dalla realtà aziendale. Perché poi è il contesto concreto a determinare la scelta delle persone: restare oppure no. “Se ti racconti in un modo e poi non sei così, le persone lo capiscono subito”.

Un equilibrio reso ancora più delicato dall’impatto dei social. “Oggi è facilissimo fare un post bellissimo e poi trovare sotto commenti negativi”, ha osservato, evidenziando come la comunicazione aziendale sia ormai esposta e verificabile in tempo reale. Un elemento che rende ancora più importante la coerenza tra ciò che si comunica e ciò che si vive in azienda.

Accanto alla comunicazione, emerge con forza il tema della cultura organizzativa. “Il valore di un’azienda si misura anche da quanto le persone restano”, ha sottolineato, indicando nel turnover un indicatore concreto dell’efficacia delle politiche interne. Ma soprattutto, ha aggiunto, tutto parte dalla leadership: “Se in azienda c’è rispetto, le persone lo percepiscono”.

Romano ha poi richiamato una criticità più ampia del settore: la difficoltà nel trasferire all’esterno il valore della legalità e del livello tecnologico raggiunto. “Non siamo stati bravi a raccontarlo”, ha ammesso, suggerendo che una comunicazione più efficace su questi aspetti avrebbe probabilmente facilitato anche l’attrazione dei talenti.

Infine, uno sguardo al mercato del lavoro, profondamente cambiato. “Oggi è difficilissimo trovare persone”, ha spiegato, raccontando esperienze dirette nel recruiting, soprattutto per alcune tipologie di ruoli. Le nuove generazioni, ha osservato, hanno aspettative diverse e un rapporto meno tradizionale con il lavoro stabile. “Finché non hanno un’esigenza concreta, non cercano necessariamente un posto fisso”.

In questo scenario, l’employer branding nel gaming diventa una sfida complessa che intreccia reputazione, cultura aziendale e trasformazioni sociali. Per Romano, la chiave resta una: costruire coerenza. Tra ciò che si è, ciò che si racconta e ciò che le persone vivono ogni giorno dentro l’azienda.

Redazione Jamma
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