HomeAssociazioniGioco responsabile e comunicazione, De Vita (Fondazione FAIR): “Misurare l’efficacia per costruire...

Gioco responsabile e comunicazione, De Vita (Fondazione FAIR): “Misurare l’efficacia per costruire un settore più consapevole”

Misurare la comunicazione per capire se davvero funziona. È attorno a questo punto, apparentemente semplice ma spesso trascurato, che si è sviluppato l’intervento di Stefano De Vita (in foto), direttore generale della Fondazione FAIR, durante la sessione dedicata alla comunicazione del gioco responsabile nell’ambito dell’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma.

De Vita ha richiamato una ricerca commissionata a Ipsos, presentata come una “piccola provocazione” per il settore. L’obiettivo non è tanto aggiungere un ulteriore tassello al dibattito, quanto piuttosto mettere in discussione un approccio consolidato: quello di investire in comunicazione senza misurarne davvero l’efficacia. Un tema che, nelle sue parole, riguarda direttamente la capacità del comparto di evolvere.

La Fondazione FAIR, ha spiegato, nasce proprio con una vocazione divulgativa. Le ricerche prodotte vengono rese pubbliche, accessibili, con l’idea di alimentare un confronto aperto e informato. Ma la disponibilità dei dati non basta se non si traduce in una riflessione concreta su come vengono costruiti i messaggi e su quanto questi riescano a raggiungere il destinatario finale.

Il punto centrale diventa allora la misurazione. Capire se le campagne funzionano, se le parole utilizzate arrivano davvero al consumatore, se producono attenzione e , soprattutto, consapevolezza. Sono queste, secondo De Vita, le due dimensioni chiave: catturare l’attenzione è necessario, ma non sufficiente se non si traduce in una reale comprensione dei rischi e delle dinamiche del gioco.

In questo senso, la comunicazione del gioco responsabile assume un ruolo strategico. Non si tratta solo di trasmettere informazioni o rispettare obblighi formali, ma di contribuire a rafforzare le capacità di difesa del consumatore. Un obiettivo che richiede un uso attento del linguaggio, perché il modo in cui si formulano i messaggi incide direttamente sulla loro efficacia.

De Vita ha insistito anche su un altro aspetto: il divario che ancora esiste tra chi offre il gioco e chi lo utilizza. Una distanza che la comunicazione dovrebbe contribuire a colmare, rendendo più chiari i contenuti e più comprensibili le indicazioni rivolte ai giocatori. In questo processo, le linee guida e gli strumenti di indirizzo possono rappresentare un supporto importante per orientare il settore verso standard più elevati.

La prospettiva, tuttavia, va oltre la singola campagna o iniziativa. Migliorare la qualità della comunicazione significa, in ultima analisi, incidere sulla qualità dell’esperienza del giocatore e, più in generale, sulla percezione del settore. Un comparto che, per essere riconosciuto come maturo e responsabile, deve dimostrare di saper parlare in modo efficace, trasparente e consapevole ai propri interlocutori.

È qui che la ricerca Ipsos assume il suo valore più significativo: non come fotografia statica, ma come strumento per orientare scelte future. Perché senza una reale capacità di misurare e correggere, il rischio è quello di continuare a comunicare senza sapere se, davvero, qualcuno sta ascoltando.

Redazione Jamma
Redazione Jammahttps://www.jamma.it/
Il quotidiano del gioco legale
Altri articoli