HomeAssociazioniBingo, Marcotti (Federbingo): “Nessuna espansione, il riordino non coprirà il territorio”

Bingo, Marcotti (Federbingo): “Nessuna espansione, il riordino non coprirà il territorio”

All’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma, il panel “Il futuro del bingo in Italia: dopo il riordino, il rilancio” ha offerto una fotografia realistica e, per certi versi, critica dello stato del settore. Tra gli interventi più incisivi, quello di Italo Marcotti (in foto), presidente di Federbingo, che ha analizzato numeri, prospettive e criticità del prossimo bando, mettendo in dubbio la reale capacità del riordino di rilanciare il comparto.

Marcotti ha evidenziato come il futuro assetto concessorio non porterà a una vera espansione della rete. Dei territori previsti, solo 75 su 107 risultano coperti, lasciando scoperte ben 32 province. Un dato che, secondo il presidente di Federbingo, dimostra chiaramente l’assenza di una volontà politica di ampliare il settore, nonostante negli anni si sia già registrata una forte contrazione.

Dalle oltre 330 concessioni del passato si è arrivati a circa 180 operatori attuali, sopravvissuti tra fusioni, crisi economiche e l’impatto delle normative regionali. Il risultato è un sistema che ha resistito, ma che oggi appare ridimensionato e non in grado di garantire una copertura capillare del territorio nazionale.

Nonostante le difficoltà, Marcotti ha sottolineato come il bingo continui a rappresentare una realtà economica rilevante, capace di generare circa un miliardo e mezzo di euro e oltre 10mila posti di lavoro. Tuttavia, questa solidità non basta a compensare le criticità strutturali, soprattutto in vista del nuovo bando.

Il settore è composto in larga parte da imprese familiari, spesso mono-sala, che si troveranno ad affrontare un passaggio complesso. Il rischio, secondo Marcotti, è quello di una selezione naturale che potrebbe favorire processi di concentrazione, con operatori più grandi pronti ad assorbire le realtà in difficoltà.

Un altro elemento critico riguarda le tempistiche. L’iter del riordino potrebbe protrarsi fino al 2027, con l’apertura delle eventuali nuove sale non prima della fine dello stesso anno o addirittura nel 2028. Questo scenario crea una fase di transizione incerta, in cui potrebbero convivere vecchie e nuove concessioni, generando sovrapposizioni e complessità operative.

A ciò si aggiungono i tempi tecnici necessari per avviare una nuova sala, che possono arrivare fino a due anni tra autorizzazioni, adeguamenti e investimenti. Anche in presenza di concessioni disponibili, quindi, l’effettiva apertura di nuove strutture resta tutt’altro che immediata.

Marcotti ha poi posto l’accento sui costi di ingresso, stimati tra i 2 e i 3 milioni di euro per l’apertura di una sala bingo. Una soglia che rappresenta un ostacolo significativo, soprattutto per nuovi operatori o per realtà di dimensioni più contenute, che dovranno necessariamente ricorrere a finanziamenti.

Questo elemento contribuisce a rendere il mercato poco accessibile e rafforza l’idea di una possibile concentrazione futura, con una progressiva riduzione del numero di operatori indipendenti.

Tra i temi affrontati, anche quello della liquidità e dei possibili circuiti tra sale. Marcotti ha espresso cautela su modelli che potrebbero spostare valore fuori dalle singole strutture, riducendo il tempo di permanenza dei giocatori e incidendo sull’equilibrio economico delle sale stesse.

Il bingo, ha ricordato, resta un gioco fortemente legato alla dimensione sociale e fisica del luogo. Alterare questo equilibrio potrebbe compromettere uno degli elementi chiave della sua attrattività, costruita in oltre venticinque anni di attività.

L’intervento di Marcotti ha restituito un quadro complesso, in cui il riordino appare più come un passaggio necessario che come una vera occasione di rilancio. Tra copertura territoriale incompleta, investimenti elevati e tempistiche dilatate, il rischio è quello di un settore che continua a resistere ma fatica a rinnovarsi.

La sfida, emersa con forza dal panel dell’IGE, sarà quella di trasformare il riordino in un’opportunità concreta, evitando che si traduca in un semplice riassetto formale. Per il bingo italiano, il futuro resta aperto, ma ancora carico di incognite.

Redazione Jamma
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