Nel dibattito sul riordino del gioco pubblico emerso all’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma, il panel dedicato al ruolo del comparto nel sistema Paese ha messo in evidenza criticità strutturali e possibili soluzioni. Tra gli interventi più articolati, quello di Geronimo Cardia (in foto), presidente di Acadi Confcommercio, che ha posto l’accento sull’inefficacia di alcune misure oggi ancora diffuse a livello territoriale.
Cardia ha criticato apertamente strumenti come le limitazioni orarie e le distanze minime tra punti gioco e luoghi sensibili, definendoli interventi incapaci di raggiungere l’obiettivo dichiarato della tutela dei soggetti più vulnerabili. “Imporre restrizioni solo su un tipo di gioco è folle: non cura e non salva le persone”, ha spiegato, sottolineando come il giocatore possa facilmente spostarsi verso altre forme di offerta, legale o meno.
Secondo il presidente di Acadi, anche il criterio delle distanze – spesso adottato dai comuni – si è rivelato una “non soluzione”. Una misura che poteva avere una giustificazione in passato, ma che oggi mostra tutti i suoi limiti. “Errare è umano, ma perseverare è diabolico”, ha osservato, evidenziando come le ordinanze locali continuino a produrre effetti distorsivi senza incidere realmente sulla protezione dei giocatori.
La vera strada, secondo Cardia, passa invece attraverso l’innovazione tecnologica applicata ai prodotti di gioco, in grado di garantire un controllo più efficace e mirato sui comportamenti a rischio. Da qui la necessità di superare definitivamente strumenti considerati ormai obsoleti e puntare su modelli regolatori più evoluti.
Il tema del riordino del settore è stato al centro dell’intervento: “Non è solo importante, è l’unica strada”, ha affermato, evidenziando come sia fondamentale per garantire sia la tutela degli utenti sia la sostenibilità del gettito erariale. Un riassetto che interessa anche migliaia di imprese sul territorio, ma che – ha precisato – vede nello Stato il primo soggetto interessato a ristabilire ordine e coerenza normativa.
Tuttavia, Cardia ha posto una questione cruciale: il costo e le modalità di accesso al mercato. Se le nuove gare dovessero risultare economicamente troppo onerose o costruite su livelli di concentrazione elevati, il rischio sarebbe quello di escludere una larga parte degli operatori. “Serve una valutazione preventiva dell’impatto sugli interessi pubblici”, ha avvertito, richiamando l’attenzione sulle conseguenze di scelte regolatorie troppo restrittive.
Nel suo intervento è emerso anche il tema della multicanalità, indicato come elemento ormai strutturale del settore: il gioco si sviluppa contemporaneamente su canali fisici e online, rendendo necessario un approccio integrato nella regolazione.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda le tempistiche del riordino. Anche in uno scenario ideale, con una riforma condivisa e una gara equilibrata, gli effetti concreti si vedrebbero solo tra il 2027 e il 2028. Nel frattempo, però, il comparto registra segnali di contrazione: il gettito, ha ricordato Cardia, è in calo e il segmento degli apparecchi – che rappresenta oltre la metà delle entrate – perde ogni anno una quota significativa.
Per questo, accanto al riordino, il presidente di Acadi ha richiamato la necessità di introdurre “misure ponte”, capaci di anticipare gli effetti positivi della riforma e sostenere il settore nella fase di transizione. Un tema già sollevato in passato e che, secondo Cardia, resta centrale per evitare un progressivo indebolimento del comparto.
Dal panel di IGE emerge dunque una richiesta chiara: superare approcci frammentati e strumenti inefficaci, puntare su tecnologia e regolazione organica, ma senza trascurare l’equilibrio economico e la sostenibilità per gli operatori. Una sfida complessa che chiama in causa direttamente le scelte del legislatore nei prossimi mesi.







