Malta accelera su uno dei temi più innovativi – e controversi – del mondo del gioco e delle scommesse: i mercati delle previsioni. Il governo dell’isola sta infatti valutando la definizione di un quadro normativo dedicato, con l’obiettivo di dare certezza giuridica a un settore in rapida espansione a livello globale.
A confermarlo è stato il ministro dell’Economia Silvio Schembri, che ha parlato apertamente di un lavoro già avviato. “Stiamo esplorando attivamente il campo emergente dei mercati delle previsioni, un’area che vive un rapido slancio globale che presenta significative opportunità di innovazione, a condizione che sia supportata da un quadro legislativo chiaro e lungimirante che gli consente di svilupparsi in modo responsabile e su larga scala”.
Si tratta di piattaforme che permettono agli utenti di “scommettere” su eventi futuri – dalle elezioni ai fenomeni economici fino agli eventi sportivi – andando oltre i confini tradizionali del betting. Un segmento che, secondo le stime, ha già raggiunto volumi molto rilevanti: solo nel 2025, operatori come Polymarket e Kalshi avrebbero superato complessivamente i 30 miliardi di euro di giocate.
L’obiettivo di Malta è chiaro: replicare quanto già fatto nel 2018 con blockchain e criptoasset, anticipando la regolazione europea e attirando operatori innovativi. “Abbiamo riconosciuto presto che gli utenti devono sentirsi al sicuro […] e che questo settore sarebbe cresciuto”, ha ricordato Schembri, indicando la necessità di standard elevati di trasparenza e compliance.
Il contesto europeo, però, resta frammentato. Non esiste oggi una disciplina unitaria e diversi Paesi adottano approcci restrittivi, soprattutto nei confronti delle piattaforme extra-UE.
In questo scenario si inserisce anche il caso italiano, dove il tema si sta affacciando in modo indiretto. Negli ultimi mesi, infatti, alcuni siti riconducibili ai mercati di previsione sono stati “sbloccati” da ADM, ma senza la possibilità per gli utenti di effettuare giocate. Una situazione ibrida che evidenzia l’assenza di una qualificazione giuridica chiara: non sono pienamente assimilati al gioco pubblico regolato, ma nemmeno trattati come semplici servizi digitali.
Il risultato è un’area grigia che, da un lato, limita l’operatività degli operatori e, dall’altro, lascia aperti interrogativi sul livello di tutela per i consumatori. Proprio per questo, l’iniziativa maltese potrebbe diventare un punto di riferimento anche per altri Paesi europei, Italia compresa, chiamati prima o poi a confrontarsi con un fenomeno destinato a crescere.
Se Malta dovesse muoversi per prima, definendo regole specifiche per i mercati delle previsioni, potrebbe ritagliarsi ancora una volta un ruolo da apripista nel settore del gioco digitale. E allo stesso tempo, mettere pressione ai sistemi regolatori più tradizionali, oggi ancora in difficoltà nel classificare e gestire queste nuove forme di scommessa.







