Nel corso dell’incontro “Usa la testa: il Gioco Responsabile come leva strategica di prevenzione”, organizzato da Novomatic a Enada Primavera 2026, Walter Zenga (in foto) ha portato una testimonianza diretta, intrecciando la propria esperienza nel calcio con il tema della consapevolezza nel gioco.
L’ex portiere dell’Inter, oggi ambassador del brand Novomatic Italia, ha scelto un approccio semplice e concreto, partendo dal significato stesso del suo ruolo. “Essere ambassador significa mettere la propria esperienza al servizio di un messaggio chiaro”, ha spiegato, sottolineando come il gioco possa restare un momento di divertimento solo se vissuto con equilibrio e consapevolezza.
Il parallelismo con la carriera sportiva è stato immediato. Zenga ha ricordato come, nel calcio, il talento da solo non basti: servono disciplina, conoscenza dei propri limiti e capacità di fermarsi al momento giusto. “Se non avessi avuto equilibrio e consapevolezza, non avrei avuto la continuità che ho avuto”, ha osservato, evidenziando come questi stessi principi possano essere applicati al rapporto con il gioco.
Al centro del suo intervento, proprio il tema del limite. Riconoscerlo, ha spiegato, non è un segno di debolezza, ma una forma di forza e maturità. E significa anche saper chiedere aiuto quando necessario, proprio come accade nello sport, dove allenatori e staff affiancano gli atleti nei momenti di difficoltà.
Zenga ha poi richiamato il ruolo della guida e della responsabilità, facendo un ulteriore parallelo con la figura dell’allenatore. “Quando vedo un giocatore in difficoltà, lo aiuto e lo indirizzo”, ha raccontato, sottolineando come il messaggio del gioco responsabile debba essere accompagnato da strumenti concreti e da un lavoro educativo continuo.
Non sono mancati riferimenti alla dimensione più personale, legata alla sua esperienza da portiere e da tecnico. Due ruoli accomunati, secondo Zenga, da una certa solitudine decisionale e dalla necessità di mantenere lucidità anche sotto pressione. “Devi decidere senza farti influenzare”, ha spiegato, collegando questo aspetto alla capacità di autocontrollo richiesta anche nel gioco.
Il suo intervento si è chiuso con un richiamo diretto alla coerenza: promuovere il gioco responsabile non può limitarsi a uno slogan. “Non basta dire ‘giocate responsabilmente’, bisogna fare qualcosa per aiutare davvero le persone a farlo”, è stato il messaggio.
Un contributo che ha riportato il tema su un piano concreto e umano, mettendo al centro esperienza, responsabilità e capacità di scegliere con consapevolezza.







