Nel dibattito sul futuro del cosiddetto “comma 7”, tra innovazione tecnologica e sostenibilità del comparto, l’intervento dell’avvocato Francesco Badolato (in foto) al convegno “Il puro intrattenimento e la necessità di innovare”, organizzato da SAPAR nell’ambito di Enada Primavera 2026, ha riportato l’attenzione su un nodo spesso trascurato: la distanza tra evoluzione normativa e reale consapevolezza degli operatori.
Badolato ha sottolineato come, nel confronto quotidiano con le imprese del settore, emerga ancora una conoscenza frammentaria delle modifiche introdotte con le Determinazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 2021. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché proprio quella riforma ha tentato di ridisegnare l’assetto dell’intrattenimento senza vincita in denaro, introducendo, tra le altre cose, una nuova configurazione di sale dedicate esclusivamente ad apparecchi “comma 7”, quindi prive di apparecchi da gioco con vincita.
Si tratta, nei fatti, di un modello ibrido che mira a rilanciare il segmento del puro intrattenimento, anche attraverso un regime di contingentamento più favorevole rispetto alle sale tradizionali. Tuttavia, il tentativo di calare questa impostazione a livello locale si sta scontrando con difficoltà applicative: i Comuni e le autorità territoriali, chiamati a gestire concretamente queste novità, mostrano ancora incertezze interpretative che rallentano lo sviluppo del modello.
Eppure, secondo Badolato, il segnale politico e amministrativo resta chiaro. La direzione intrapresa va verso una progressiva specializzazione del settore, con una distinzione più netta tra le diverse tipologie di offerta. In questo quadro si inserisce anche la sostanziale liberalizzazione, avviata dal 2021, del contingentamento per molte tipologie di apparecchi senza vincita nei locali generalisti, un elemento che potrebbe favorire una maggiore diffusione dell’intrattenimento “puro”, ma che richiede un salto di qualità in termini di professionalizzazione degli operatori.
Un altro punto critico evidenziato riguarda il rapporto tra innovazione e vincoli normativi. Il riferimento è, ad esempio, alle regole tecniche che disciplinano i nuovi apparecchi e ai requisiti imposti, inclusi quelli relativi ai sistemi di pagamento elettronico. Aspetti che, pur essendo già previsti dalla normativa, non risultano sempre pienamente compresi o applicati, creando un disallineamento tra potenzialità tecnologiche e realtà operativa.
Non meno rilevante è il tema dell’importazione e dell’aggiornamento delle macchine. Badolato ha richiamato le difficoltà legate all’introduzione in Italia di nuovi modelli di apparecchi, spesso frenata da procedure e requisiti che non tengono il passo con l’evoluzione del mercato internazionale. Un elemento che rischia di penalizzare l’innovazione proprio in un segmento che dovrebbe rappresentare l’alternativa più moderna e sostenibile al gioco con vincita.
Nel suo intervento, l’avvocato ha poi richiamato una recente pronuncia della Corte di Cassazione, intervenuta su questioni legate agli spazi e alla loro destinazione d’uso. Una decisione che, pur apparendo tecnica, ha ricadute concrete sulla gestione quotidiana delle attività, incidendo sull’organizzazione degli esercizi e sulle possibilità di installazione degli apparecchi.
Il punto di fondo, però, resta quello della competitività. Il rischio, secondo Badolato, è che il comparto dell’intrattenimento tradizionale venga progressivamente “cannibalizzato” da altre forme di offerta, più attrattive per le nuove generazioni, in particolare quelle digitali e online. Un rischio che impone una riflessione strategica: le nuove tecnologie non devono essere viste come una minaccia, ma come uno strumento per riavvicinare il pubblico a forme di intrattenimento fisico, rinnovate e più in linea con le aspettative contemporanee.
In questa prospettiva, il “comma 7” può diventare un laboratorio di innovazione, a patto però che il quadro normativo sia accompagnato da una reale diffusione delle informazioni e da un aggiornamento costante degli operatori. Senza questo passaggio, il divario tra regole e mercato rischia di ampliarsi, compromettendo proprio quell’obiettivo di rilancio che la riforma del 2021 aveva provato a delineare.






