E’ in corso oggi, presso l’Hotel Nazionale in Piazza di Montecitorio a Roma, il convegno “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato”, promosso dal Milton Friedman Institute. Intervenendo all’evento, il Direttore Affari Istituzionali e Sviluppo Business di Codere Italia, Marco Zega (in foto), ha affrontato il tema della sostenibilità economica della futura gara per il comparto degli apparecchi da intrattenimento alla luce delle informazioni circolate sull’impianto della riforma.
Nel suo intervento Zega ha posto al centro una domanda: se, sulla base delle condizioni ipotizzate, la partecipazione alla gara possa risultare finanziariamente sostenibile per un operatore economico e se vi siano quindi effettivamente le condizioni per investire nel settore. L’analisi si è concentrata in particolare sul segmento delle gaming machine. Secondo i dati presentati, la macchina media nel 2025 registra un determinato livello di raccolta e di cassetto giornaliero dal quale, dopo aver considerato imposte e costi, è stato calcolato l’Ebitda generato per concessionari e gestori, pari a circa 2,7 euro giornalieri per macchina. Questo valore è stato utilizzato per costruire un conto economico e trasformato in flussi di cassa proiettati sui nove anni della futura concessione, con l’obiettivo di stimare il tempo necessario al recupero degli investimenti.
Dall’attualizzazione dei flussi finanziari, secondo quanto illustrato da Zega, emerge che il ritorno dell’investimento avverrebbe mediamente in oltre sei anni. Ciò significa che circa due terzi della durata della concessione sarebbero necessari per recuperare il capitale investito, mentre solo l’ultima parte rappresenterebbe un margine effettivo per l’operatore, un orizzonte temporale che, secondo l’analisi presentata, rischierebbe di scoraggiare la partecipazione degli operatori economici qualora fossero confermate le condizioni ipotizzate per la gara. L’analisi è stata poi approfondita attraverso la segmentazione del parco macchine per cluster di incasso giornaliero. Da questa suddivisione emerge che le macchine con un grossing fino a 50 euro al giorno rappresentano circa il 48% del totale e che, in base ai calcoli presentati, tali apparecchi non riuscirebbero a ripagare l’investimento nell’arco dei nove anni della concessione.
Il punto di equilibrio verrebbe raggiunto solo oltre i 70 euro di incasso giornaliero, con il risultato che oltre la metà dell’attuale parco potrebbe trovarsi in difficoltà nel recupero degli investimenti. Un’analisi analoga è stata illustrata anche per il comparto delle videolottery, dove il tempo medio di recupero dell’investimento per una macchina con le prestazioni medie di mercato sarebbe pari a circa metà della durata della concessione. Risultati migliori si registrano nelle sale ad alta performance, come le grandi sale dedicate, che però rappresentano una quota limitata del mercato: circa 11.000 macchine su un totale di 54.000 installate, pari a circa il 20% del parco.
Secondo i dati presentati da Zega, una eventuale uscita dal mercato di parte significativa delle macchine meno performanti potrebbe avere effetti anche sul gettito erariale. I primi due cluster di AWP, con incassi fino a 50 euro giornalieri, generano complessivamente circa un miliardo di euro annui di PREU, mentre il segmento delle VLT potenzialmente a rischio contribuirebbe per circa mezzo miliardo di euro, portando il totale delle entrate potenzialmente esposte a circa 1,6 miliardi di euro. Alle ricadute sul gettito diretto si aggiungerebbero quelle sull’occupazione della filiera del gioco con apparecchi, che secondo i dati illustrati conta tra 48.000 e 56.000 addetti su un totale di circa 250.000 lavoratori dell’intero comparto del gioco. Una contrazione significativa del parco macchine potrebbe tradursi in circa 24.000 posti di lavoro a rischio, con un impatto stimato di circa 700 milioni di euro annui per le finanze pubbliche tra imposte sul reddito, contributi e possibili costi per ammortizzatori sociali.
Nel suo intervento Zega ha inoltre evidenziato che, dal punto di vista dello Stato, la riforma comporterebbe un’entrata immediata stimata in circa 1,2 miliardi di euro derivante dalle nuove concessioni, a fronte però del rischio di perdere nel tempo entrate annuali più elevate. Dal punto di vista degli operatori economici, la partecipazione alla gara potrebbe risultare sostenibile soprattutto per chi dispone anche di una presenza nel comparto online, dove la fiscalità risulta significativamente più bassa rispetto a quella del gioco fisico e consente di compensare eventuali squilibri. Infine Zega ha indicato come possibile intervento correttivo una revisione della fiscalità del settore, proponendo il passaggio anche per il gioco fisico a un modello di tassazione basato sul margine, analogo a quello applicato all’online, accompagnato da un riallineamento delle percentuali di prelievo tra i diversi segmenti del mercato e da un aumento del payout agli utenti di circa cinque punti percentuali, misure che secondo l’analisi presentata consentirebbero di rendere più sostenibile l’eventuale gara per il comparto degli apparecchi.







