Una fase di transizione per l’industria del gioco britannica, tra nuove pressioni fiscali, revisione dei contributi regolatori e completamento della riforma del Gambling Act. È questo il contesto in cui si è inserito l’intervento di Tim Miller, direttore esecutivo della Gambling Commission, all’Annual General Meeting 2026 del Betting and Gaming Council, il 26 febbraio. Un discorso che ha toccato i principali dossier aperti, delineando il percorso dell’Autorità nei prossimi mesi e il futuro rapporto con l’industria.
Miller ha esordito riconoscendo il clima di cambiamento che attraversa il settore. Alla recente manovra di bilancio si aggiungono la revisione delle fees, l’implementazione delle misure previste dal White Paper sul Gambling Act e un passaggio delicato ai vertici della Commissione: Andrew Rhodes lascerà l’incarico di Chief Executive il 30 aprile. Il dirigente ha voluto ringraziarlo pubblicamente per la leadership esercitata negli ultimi cinque anni, assicurando che l’approccio improntato al dialogo e alla collaborazione con l’industria resterà invariato. La missione dell’Autorità, ha ribadito, continua a essere quella di rendere il gioco più sicuro, equo e libero da criminalità, puntando alla compliance il prima possibile e privilegiando il confronto con gli operatori.
Il tema del mercato illegale ha occupato una parte centrale dell’intervento. Il Tesoro ha stanziato 26 milioni di sterline in tre anni per sostenere l’azione della Commissione su questo fronte, risorse che Miller ha definito un segnale di fiducia. Tuttavia, ha chiarito che il contrasto all’offerta non autorizzata non può gravare esclusivamente su regolatore e operatori licenziati. Servono interventi più incisivi anche da parte delle piattaforme social, delle grandi aziende tecnologiche e del sistema degli affiliati. In questa direzione si inserisce il lavoro della Taskforce governativa sul gioco illegale, che coinvolge anche rappresentanti del settore finanziario e dei social media. Tra i primi sviluppi, Miller ha citato un confronto con Meta, che si è impegnata a collaborare sul fenomeno dei siti che si promuovono come “not on Gamstop”.
Parallelamente, il Department for Culture, Media and Sport ha avviato una consultazione pubblica sull’aggiornamento delle tariffe di licenza dovute dagli operatori alla Gambling Commission. Si tratta dei contributi regolatori che finanziano l’attività di vigilanza, comprese le funzioni di licensing, compliance ed enforcement. Le fees non vengono riviste da cinque anni e, nel frattempo, la complessità dell’attività regolatoria è aumentata sensibilmente, anche a causa di strutture societarie sempre più articolate e operazioni straordinarie che richiedono valutazioni approfondite. L’incremento richiesto porterebbe il peso complessivo delle entrate della Commissione – esclusa la National Lottery – dallo 0,21% allo 0,28% del Gross Gambling Yield dell’industria. Senza tale adeguamento, l’Autorità dovrebbe riconsiderare l’ampiezza delle proprie attività, valutando quali ambiti ridimensionare o rallentare.
Miller ha poi richiamato la necessità di una fase di stabilità normativa dopo anni di riforme. L’implementazione del White Paper sul Gambling Act è ormai prossima alla conclusione e, secondo la Commissione, occorre tempo per valutare l’efficacia delle misure introdotte. Una sequenza continua di interventi correttivi rischierebbe di trasformarsi in una corsa senza fine, senza consentire di comprendere davvero quali strumenti funzionino nella pratica. La valutazione dell’impatto delle riforme, ha sottolineato, è condizione essenziale per migliorare concretamente la tutela dei consumatori.
Sul fronte della compliance, Miller ha riconosciuto che il quadro appare oggi più stabile rispetto al passato. Restano numerosi casi e un’elevata complessità istruttoria, ma la fase delle sanzioni milionarie quasi settimanali sembra alle spalle. Questo non significa un allentamento dell’enforcement, bensì la possibilità di aprire un confronto più maturo con l’industria su come rafforzare l’attrattività dell’offerta legale senza compromettere gli obiettivi di tutela.
In questa prospettiva, l’innovazione assume un ruolo centrale anche nella strategia di contrasto al mercato illegale. Intervenire solo sull’offerta, attraverso la rimozione di siti e URL, non è sufficiente; occorre comprendere cosa spinga i consumatori verso operatori non autorizzati e quali strumenti possano mantenerli nel circuito regolato. Il modello britannico, ha ricordato Miller, è tra i più regolati al mondo ma anche tra i più competitivi e diversificati, con elevati livelli di canalizzazione. Preservarne l’attrattività è parte integrante della tutela dei consumatori.
Un capitolo significativo riguarda le criptovalute. Con la presentazione in Parlamento dei regolamenti 2025 sui cryptoasset nell’ambito del Financial Services and Markets Act 2000 e il previsto ingresso nel perimetro di vigilanza della Financial Conduct Authority entro ottobre 2027, il quadro normativo sta evolvendo. La Gambling Commission intende avviare una riflessione su un possibile utilizzo delle criptovalute come metodo di pagamento nel gioco regolato in Gran Bretagna. Secondo Miller, la domanda esiste e le ricerche sul mercato illegale mostrano che le crypto rappresentano una delle principali chiavi di ricerca che indirizzano i giocatori verso siti non autorizzati. Il percorso sarà complesso e dovrà essere coerente con gli obiettivi di tutela, ma l’approccio dichiarato è quello di esplorare le possibilità senza precludere a priori soluzioni innovative.
In conclusione, il messaggio lanciato all’industria è stato chiaro: pur in un contesto di cambiamento e incertezza, la Gambling Commission intende mantenere saldo l’equilibrio tra rigore regolatorio e apertura al dialogo. La lotta al mercato illegale, il rafforzamento della compliance e il sostegno a un’innovazione responsabile vengono indicati come pilastri di una strategia che punta a consolidare la competitività e la credibilità del mercato regolato britannico negli anni a venire







