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“Le nuove regole del gioco”, Zega (Codere Italia): “Il bando? Se queste sono le condizioni metà delle macchine non rientra dall’investimento. Perché partecipare alla gara?”

Se il testo della riforma del comparto apparecchi dovesse confermare le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, l’impatto economico e finanziario per concessionari e gestori sarebbe tutt’altro che marginale. È il messaggio lanciato da Marco Zega (in foto), Direttore Affari Istituzionali e Sviluppo Business di Codere Italia, intervenuto nel corso del convegno “Le nuove regole del gioco tra riordino e nuovi bandi a tutela di legalità, giocatori, imprese, occupazione ed entrate erariali”, organizzato alla Camera da LCD – Liberali Cristiano Democratici (Gruppo parlamentare Lega).

Zega ha scelto un approccio tecnico, partendo dai numeri. L’analisi presentata prende in considerazione il giocato medio 2025 di AWP e VLT e ricostruisce i flussi di cassa effettivamente generati dagli apparecchi in capo a concessionario e gestore, isolando la remunerazione degli esercenti. I flussi sono stati poi proiettati sull’arco dei nove anni della futura concessione e attualizzati, con un obiettivo preciso: capire in quanto tempo un operatore riuscirebbe a recuperare l’investimento iniziale richiesto dalla gara, qualora le condizioni trapelate fossero confermate.

La risposta, almeno per una parte significativa del parco macchine, è critica.

Per quanto riguarda le AWP, l’analisi evidenzia che una macchina “media”, ai livelli di raccolta attuali, riuscirebbe a rientrare dall’investimento in oltre sei anni. In una concessione di nove anni, questo significa che per circa due terzi della durata il concessionario lavorerebbe per coprire il capitale investito, con una finestra temporale ridotta per generare un effettivo ritorno economico.

Ma il dato medio, ha avvertito Zega, nasconde una forte eterogeneità. Segmentando il parco AWP per cluster di raccolta giornaliera, emerge che circa il 47% delle macchine si colloca sotto determinate soglie di spesa media. In questi casi, il recupero dell’investimento non avverrebbe nemmeno nell’intero arco della concessione. In altri termini, quasi la metà del parco sarebbe strutturalmente in perdita.

Il cosiddetto “punto di rottura” – la soglia di raccolta giornaliera necessaria per rendere sostenibile l’investimento – è stato stimato attorno ai 70 euro al giorno. Al di sotto di questo livello, l’equilibrio economico-finanziario si indebolisce in modo significativo.

Nelle simulazioni sono stati considerati anche i potenziali benefici derivanti dall’introduzione di apparecchi di nuova generazione, con gestione più evoluta e minori costi operativi grazie a interventi da remoto. Tuttavia, anche ipotizzando miglioramenti di efficienza e un parziale recupero di raccolta sulle macchine rimanenti a seguito della riduzione del parco complessivo, Zega ha invitato alla prudenza: l’esperienza delle precedenti concessioni dimostra che la raccolta persa non viene mai integralmente redistribuita sugli apparecchi superstiti.

Analogo ragionamento è stato sviluppato sulle VLT. In media, il tempo di rientro dell’investimento supererebbe di poco la metà della concessione, ma anche in questo caso la distribuzione territoriale fa la differenza. Le VLT installate in grandi sale dedicate mostrano performance molto diverse rispetto a quelle collocate in contesti meno strutturati. Secondo le elaborazioni presentate, una quota rilevante – potenzialmente attorno al 50% – incontrerebbe difficoltà significative nel recuperare il capitale investito.

Le conseguenze, secondo Zega, non sarebbero solo aziendali ma sistemiche. Se le macchine con raccolta più bassa uscissero dal mercato, verrebbe meno una quota di raccolta stimata in oltre 1,5 miliardi di euro complessivi tra AWP e VLT. È vero, ha riconosciuto Zega, che in passato il settore ha già registrato contrazioni rilevanti – tra il 2019 e il 2025 le AWP hanno perso oltre un miliardo di euro di raccolta, e le VLT centinaia di milioni – ma un’ulteriore compressione strutturale potrebbe incidere stabilmente sulle entrate erariali.

Non meno rilevante l’impatto occupazionale. Sulla base di stime che includono concessionari, gestori, sale specializzate, sale generaliste e indotto, lo scenario ipotizzato potrebbe tradursi in circa 24 mila posti di lavoro a rischio. I tempi? Difficile dirlo con precisione, ma in presenza di un ridimensionamento forzato del parco apparecchi, le imprese – ha osservato – tenderebbero a ristrutturare rapidamente i costi.

La sintesi proposta da Zega è netta: un rialzo significativo degli oneri potrebbe generare maggiori entrate immediate per lo Stato, ma nel medio periodo produrrebbe effetti compensativi negativi, tra minori basi imponibili e riduzione dell’occupazione.

Da qui l’interrogativo finale, rivolto idealmente ai decisori pubblici: perché un operatore economico dovrebbe partecipare a una gara che, numeri alla mano, presenta un ritorno dell’investimento così lungo e incerto? In un contesto altamente competitivo, ha ricordato citando la teoria economica contemporanea, il rischio è che “siano tutti perdenti” se non si costruisce un equilibrio sostenibile.

La questione, dunque, non riguarda solo l’entità del canone o del prelievo, ma l’attrattività complessiva del sistema concessorio. Perché senza un interesse economico concreto, la gara rischia di trasformarsi da opportunità di riordino a passaggio critico per la stabilità dell’intero comparto.

Redazione Jamma
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