Un richiamo alla giustizia fiscale, alla tutela delle attività radicate sul territorio e alla necessità di un confronto serio con il governo sulle trasformazioni imposte dalla rivoluzione digitale. È questo il cuore dell’intervento del senatore Maurizio Gasparri (in foto), intervenuto al convegno “Le nuove regole del gioco tra riordino e nuovi bandi a tutela di legalità, giocatori, imprese, occupazione ed entrate erariali”, organizzato alla Camera da LCD – Liberali Cristiano Democratici (Gruppo parlamentare Lega).
Gasparri ha voluto innanzitutto testimoniare la propria presenza e vicinanza a un comparto che – ha ricordato – rappresenta una realtà diffusa, fatta di imprese, lavoratori e investimenti che contribuiscono in modo significativo alle entrate pubbliche. Non è la prima occasione di confronto, ha sottolineato, richiamando precedenti iniziative pubbliche e momenti di dialogo già avviati nei mesi scorsi.
Il punto centrale del suo intervento ha riguardato il tema delle risorse e della fiscalità. “Non possiamo ignorare – ha osservato – che esiste una realtà economica radicata, che paga le tasse, rispetta le regole, sostiene costi di affitto, personale e gestione. Questa realtà va ascoltata e rispettata”. Un riferimento esplicito agli operatori fisici, alle attività nei quartieri, ai punti vendita che operano in modo trasparente e che subiscono oggi una concorrenza sempre più marcata da parte delle grandi piattaforme digitali.
Il senatore ha allargato lo sguardo oltre il singolo comparto, parlando di un fenomeno più ampio: lo spostamento dell’economia verso la dimensione online. “Vogliamo fermare il progresso? No. Ma non possiamo accettare che il progresso diventi sinonimo di elusione fiscale”. Il problema, secondo Gasparri, non riguarda solo il gioco, ma l’intero sistema economico. Se una parte crescente delle attività produttive si trasferisce in una dimensione digitale che paga aliquote minime rispetto a chi opera fisicamente sul territorio, il rischio è quello di creare una concorrenza squilibrata e ingiusta.
Nel suo intervento ha citato il tema della tassazione dei grandi colossi digitali, ricordando come le aliquote effettive di alcune multinazionali siano infinitamente inferiori rispetto a quelle sostenute da imprese e professionisti italiani. “Chi finanzierà scuole, sanità, strade e servizi pubblici – ha domandato – se una quota sempre più ampia dell’economia si sposta verso soggetti che contribuiscono in misura ridotta?”. Il riferimento è anche al dibattito internazionale sulla global minimum tax e alle tensioni geopolitiche che ne rallentano l’applicazione effettiva.
Applicando il ragionamento al settore del gioco, Gasparri ha evidenziato come l’online presenti, per sua natura, margini maggiori di opacità e di delocalizzazione fiscale rispetto alle attività fisiche, facilmente controllabili e pienamente tracciabili sul territorio. “È più semplice colpire chi è visibile, chi ha un esercizio commerciale, chi è fisicamente presente. Più complesso è inseguire i giganti digitali che operano su scala globale”, ha osservato, ponendo una questione di equità prima ancora che di mercato.
Il rischio, ha spiegato, è quello di trovarsi con Stati chiamati a sostenere costi sempre maggiori per i servizi essenziali, mentre le basi imponibili si assottigliano. Da qui l’impegno annunciato: sollecitare le autorità di governo competenti affinché, nelle evoluzioni normative e nei processi di modernizzazione del settore, tengano conto della necessità di garantire condizioni di concorrenza equilibrate e una giusta distribuzione del carico fiscale.
Gasparri ha infine ribadito la disponibilità al confronto trasversale, coinvolgendo parlamentari di maggioranza e opposizione per incalzare il governo su questi temi. L’obiettivo, ha concluso, non è difendere rendite di posizione, ma assicurare che innovazione e progresso non si traducano in un indebolimento del tessuto economico reale e in una penalizzazione di chi opera nel rispetto delle regole.
Un messaggio che, nel contesto del dibattito sul riordino del gioco pubblico e sulla crescente incidenza del canale digitale, si inserisce in una riflessione più ampia: quella sul rapporto tra economia reale, fiscalità e sovranità degli Stati nell’era delle piattaforme globali.







