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Russia, 2.000 miliardi di rubli l’anno alle scommesse: la Duma avvia il divieto di puntare con carte di credito

I cittadini russi spendono ogni anno circa 2.000 miliardi di rubli presso bookmaker e società di scommesse. La stima è stata resa nota il 17 febbraio dal vice ministro delle Finanze Ivan Chebeskov, intervenuto davanti alla Commissione per la politica economica del Consiglio della Federazione.

Chebeskov ha definito la cifra molto elevata e ha spiegato che, secondo il ministero, occorre rafforzare i meccanismi di informazione ai cittadini tramite gli stessi operatori. Nelle intenzioni dichiarate, una parte di queste risorse potrebbe essere indirizzata verso utilizzi alternativi, compresi investimenti in grado di migliorare il benessere individuale e sostenere l’economia.

Il vice ministro ha inoltre osservato che il mercato dei bookmaker legali risulta regolarizzato per circa il 90%, ma che le somme spese nel comparto illegale – in particolare nei casinò online non autorizzati – potrebbero essere ancora più alte. Le autorità, insieme alla Banca centrale e a Roskomnadzor, stanno proseguendo l’attività di contrasto ai siti illegali, ma con risultati ancora limitati: gli operatori irregolari continuano infatti a creare nuove piattaforme e a utilizzare strumenti per aggirare i blocchi.

In questo quadro, il 19 febbraio la Duma di Stato ha approvato in prima lettura un disegno di legge che punta a vietare a bookmaker e totalizzatori di accettare scommesse effettuate tramite transazioni con carte di credito. La proposta era stata presentata nel settembre 2024 dai senatori Andrey Kutepov e Alexander Trembitsky.

Secondo gli autori, la misura nasce dall’idea che i giocatori, durante le sessioni di gioco, possano perdere il controllo e tentare di recuperare le perdite ricorrendo a carte di credito o a prestiti ottenuti tramite microfinanza.

Durante l’esame parlamentare, il governo ha proposto di eliminare dal testo una restrizione che avrebbe impedito ai bookmaker e ai totalizzatori di essere collocati in prossimità di organizzazioni di microfinanza. La motivazione è legata alle difficoltà di applicazione: i prestiti, secondo l’esecutivo, possono essere ottenuti online o tramite intermediari non regolamentati, rendendo il divieto poco efficace e potenzialmente oneroso sul piano amministrativo.

Il governo ha inoltre suggerito di avviare uno studio per valutare la fattibilità di un ulteriore divieto, relativo alle scommesse effettuate con fondi presi in prestito attraverso conti di imprenditori e carte aziendali. Lo studio dovrebbe misurare il volume reale di pagamenti al gioco effettuati con questi strumenti. Se l’analisi non dovesse evidenziare numeri significativi, l’inserimento di tale divieto nella legge potrebbe essere considerato non necessario.

L’approvazione in prima lettura rappresenta un passaggio iniziale dell’iter legislativo: il provvedimento dovrà affrontare ulteriori fasi parlamentari prima di diventare operativo. Tuttavia, la direzione indicata è chiara: ridurre il peso del credito nel gioco e intervenire su uno dei canali considerati più rischiosi per l’indebitamento dei giocatori.

Redazione Jamma
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