L’Association française des jeux en ligne (AFJEL) rilancia la linea della “tolleranza zero” sul gioco dei minorenni e, commentando un nuovo studio pubblicato dall’Autorité Nationale des Jeux (ANJ) insieme all’ARPEJ, sostiene che il canale online legale sia oggi quello più controllato e tracciabile, mentre i rischi più gravi per i minori si concentrano nel retail fisico e soprattutto nel mercato illegale.
Il comunicato, diffuso a Parigi il 18 febbraio 2026, arriva nel giorno stesso della pubblicazione dell’analisi ANJ–ARPEJ sulle pratiche di gioco tra i minorenni e insiste su un punto: nel mercato regolato francese l’anonimato non esiste, perché l’apertura di un conto richiede un’identificazione completa, comprensiva di documento d’identità, IBAN nominativo e prova di residenza. Secondo l’associazione, questo rende “strutturalmente impossibile” l’accesso dei minori senza frode o usurpazione di identità.
Nella lettura dell’AFJEL, quando un minorenne riesce comunque ad aggirare i controlli, ciò avviene quasi sempre con la complicità di un adulto, spesso un genitore, che presta i propri dati. Per questo motivo, l’associazione chiede che la sensibilizzazione delle famiglie diventi una priorità nazionale nelle campagne pubbliche di prevenzione.
Il comunicato, tuttavia, non si limita a difendere l’efficacia del modello regolato online. Anzi, sottolinea che lo stesso studio ANJ–ARPEJ evidenzia come, nonostante la digitalizzazione, la rete fisica resti un canale di accesso privilegiato per i minori, soprattutto per giochi come gratta e vinci e lotterie.
La parte più dura del testo è dedicata al mercato illegale, definito senza mezzi termini un “Far West digitale”: qui mancano verifiche sull’età, controlli di identità e limiti pubblicitari, con un’esposizione particolarmente aggressiva dei minori, soprattutto sui social.
A sostegno dell’allarme, l’AFJEL richiama anche la recente revisione dello studio ANJ–PwC sull’offerta illegale in Francia, che stimerebbe 5,4 milioni di giocatori sul mercato non autorizzato, con una crescita del 35% in due anni. Una progressione che l’associazione giudica “particolarmente preoccupante” in chiave di salute pubblica e tutela dei soggetti vulnerabili.
Da qui l’appello al governo e al regolatore: l’AFJEL chiede un rafforzamento della lotta all’illegalità, con misure che vanno dalla semplificazione delle procedure di chiusura dei siti alla pressione su intermediari tecnici e finanziari, fino a un divieto effettivo della promozione dei siti illegali su social network e app store. Nel pacchetto di proposte rientra anche un punto politicamente sensibile: la possibilità di regolare oggi prodotti sotto monopolio di fatto degli operatori illegali, come e-sport betting e giochi da casinò, per offrire un’alternativa legale “controllata e controllabile”.
Non manca, infine, una critica metodologica: l’associazione contesta che molte analisi di salute pubblica continuino a trattare il “gioco online” come un blocco unico, senza distinguere in modo chiaro tra offerta legale e illegale. Secondo l’AFJEL, questo approccio rischia di produrre statistiche “globalizzanti” che finiscono per attribuire agli operatori autorizzati la responsabilità di fenomeni generati soprattutto da circuiti non regolati.
Nel quadro delle misure possibili, l’AFJEL segnala anche il tema – oggi molto discusso in Francia – della verifica dell’età sui social network, ritenuta un potenziale strumento aggiuntivo per escludere i minorenni dalle campagne pubblicitarie e limitare l’impatto dell’offerta illegale.







