HomeApparecchi da intrattenimentoCamorra e gioco illegale nell'agro aversano, chieste 8 condanne

Camorra e gioco illegale nell’agro aversano, chieste 8 condanne

È entrato in una fase cruciale il procedimento giudiziario che riguarda un presunto sistema criminale legato al gioco d’azzardo illegale nell’agro aversano. Oggi si è svolta l’udienza davanti al giudice, chiamato a valutare la posizione di una dozzina di persone accusate, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso e di gestione di un articolato circuito di slot machine e scommesse clandestine.

Secondo l’impianto accusatorio, ricostruito grazie a un’ampia attività investigativa condotta da Guardia di Finanza e Carabinieri, la rete avrebbe operato nell’interesse del clan dei Casalesi, fazione Russo-Schiavone. L’indagine avrebbe fatto emergere un’organizzazione basata sull’uso di piattaforme online non autorizzate e apparecchi da gioco illegali, con i proventi “ripuliti” attraverso attività commerciali intestate a prestanome.

Durante l’udienza, la Direzione distrettuale antimafia ha formulato le richieste di condanna per gli imputati che hanno optato per il rito abbreviato. Per il presunto promotore dell’intera operazione, indicato come il vertice del gruppo, la Procura ha chiesto una pena superiore ai sette anni di reclusione. Le richieste di condanna per gli altri imputati variano da due a oltre sei anni, a seconda dei ruoli contestati e della posizione nel presunto sistema.

Il procedimento proseguirà nelle prossime settimane: il giudice ha fissato una nuova udienza per febbraio 2026, quando l’accusa concluderà anche nei confronti di un altro imputato che ha scelto l’abbreviato. Altri tre soggetti, invece, hanno optato per il rito ordinario, e le difese avranno quindi modo di presentare le arringhe prima della decisione finale.

Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo avrebbe esteso la rete di esercizi commerciali in cui installare apparecchi da intrattenimento non collegati alla rete autorizzata, gestendo parallelamente scommesse clandestine online. In alcuni casi, l’organizzazione avrebbe coinvolto anche attività autorizzate, che avrebbero ricevuto una percentuale sui profitti in cambio della collaborazione.

Il processo vede coinvolti, oltre agli imputati già citati, altri soggetti collegati alla rete, con un nutrito collegio difensivo che comprende diversi avvocati del territorio. La sentenza è attesa nei mesi successivi, dopo la conclusione delle arringhe e la valutazione del materiale probatorio raccolto durante l’inchiesta.

Redazione Jamma
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