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Addio a Paolo Di Nunno, imprenditore degli apparecchi da intrattenimento che non sapeva vivere senza calcio

È morto Paolo Di Nunno, imprenditore e dirigente sportivo tra i più riconoscibili e divisivi del calcio italiano degli ultimi anni. Aveva 75 anni. La sua figura resta legata a doppio filo a un’idea di calcio vissuta come passione totale, viscerale, spesso sopra le righe, ma sempre sorretta da un coinvolgimento personale raro nel panorama dirigenziale.

Di Nunno era prima di tutto un imprenditore. Partito da origini umili, con il lavoro nelle campagne di Canosa di Puglia durante l’adolescenza, aveva costruito nel tempo un vero e proprio piccolo impero industriale, fondando una società per azioni specializzata nella produzione di apparecchi da intrattenimento e schede per videogiochi e slot machine. Un’attività che gli ha permesso di realizzare importanti progetti industriali , ma soprattutto di finanziare senza intermediari la sua grande passione: il calcio. Ogni attività è stata affidata ai figli per poter inseguire la sua passione. 

Una passione che non conosceva categorie. Lo aveva dimostrato portando il Lecco dalla Serie C alla Serie B, fino a sfidare Sampdoria, Bari, Palermo e Parma nel rinnovato Rigamonti Ceppi, stadio rifatto anche grazie a investimenti diretti del presidente. Ma lo aveva ribadito con ancora maggiore forza quando, chiusa l’esperienza lecchese, aveva deciso di ripartire dal campionato di Promozione, accettando la guida della Baranzatese 1948.

«Senza calcio non so stare. E ora con la Baranzatese mi è tornato l’entusiasmo», aveva raccontato in un’intervista del gennaio 2025. Parole che riassumevano perfettamente il suo modo di intendere lo sport: non una questione di visibilità o prestigio, ma di coinvolgimento quotidiano, di obiettivi chiari, di fame di vittorie. A Baranzate, nell’hinterland milanese, aveva ritrovato un ambiente più semplice e diretto, lontano dalle pressioni e dalle polemiche dei grandi palcoscenici, ma non per questo privo di ambizione.

Con la scomparsa di Paolo Di Nunno se ne va un imprenditore-pre­sidente di altri tempi, uno di quelli che mettevano la faccia, il cuore e il portafoglio. Un uomo che ha attraversato categorie, successi e delusioni senza mai perdere quell’entusiasmo che considerava indispensabile per restare nel calcio. Anche quando il campo non era più quello della Serie B, ma un prato di periferia dove, semplicemente, il pallone continuava a rotolare.

La Redazione di Jamma si stringe in questo momento di dolore alla famiglia Di Nunno e a tutti i collaboratori.

Redazione Jamma
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